Dentro il corpo
- Il Ricordo di Sé
- 53 minuti fa
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Come chi ci legge abitualmente avrà certamente notato, solitamente le immagini che appaiono nei nostri post sono opere d’arte; immagini classiche, piuttosto lontane dalle figure a cui forse si è abituati a vedere accanto a questo tipo di contenuti.
Questo aspetto non è secondario. Anche se non ne parliamo molto, cerchiamo di dare la massima attenzione alla parte visiva. Il tipo di immagine è già un’impressione che condizionerà quali parti in noi saranno sollecitate ad affiorare durante la lettura; con un po’ di fortuna l’io giusto, con l’atteggiamento più redditizio, si accingerà a leggere queste righe. Le nostre immagini costituiscono un’anticamera al contenuto, un invito a calmare la macchina e a predisporla a un ascolto attento e neutrale. Spesso, poi, inseriamo dipinti o opere provenienti da esseri consci, o da scuole, talvolta ricchi di contenuto simbolico.
Tuttavia oggi è tempo di eccezioni. Questa battuta: “Ancora una volta, eccomi qui“, pur non essendo arte che innalza è, per quanto mi riguarda, talmente ricca di associazioni con il lavoro spirituale che un post non basta a esplorarle tutte.
Il titolo allude comicamente alle esperienze extra-corporee e menziona questa (un normale momento in cui ci si sveglia), definendola come esperienza intra-corporea. Una buona definizione della nostra esistenza su questo piano di realtà, dove sperimentiamo tutto attraverso una mediazione biologica e sensoriale.
La donna sembra spiazzata, sorpresa di esistere. “Ancora una volta, eccomi qui”, suona molto simile alla definizione che Ouspensky diede del terzo stato di consapevolezza: trovarsi in qualche luogo e improvvisamente sentire: “Che strano, io, qui.” Quell’”Ancora una volta” ci fa capire che non è la prima volta che succede. Ogni mattina si sveglia, passa da uno stato a un altro, da un livello di presa sulla realtà a un altro, e proprio per questo il passaggio appare ogni volta come uno shock, l’attraversamento di un portale magico. E, secondo la legge dell’ottava, proprio di shock si tratta, di urto che interrompe un’ottava e permette il proseguimento di un’altra. Non è un caso che l’autore della vignetta abbia scelto il momento in cui si emerge dal sonno; è proprio un momento ideale per stupirsi di essere qui.
Questo è lo stato che, nella nostra scuola, ci proponiamo. Ricordarsi di sé, ricordarsi che siamo qui, accogersi di esistere. Questo stesso stato - che molti ritengono così comune da non dover nemmeno essere nominato, lo stato in cui tutti siamo, sempre - è invece il più raro e prezioso, la meta di ogni ricerca spirituale, alla radice di tutte le vere tradizioni, religiose o meno.
La donna sembra autenticamente stupita, e forse non è particolarmente contenta di essere qui. Si sente nel suo sguardo la pesantezza di esistere, di essere in un corpo con tutte le sue limitazioni e tutti i suoi acciacchi.
Non importa. La macchina sperimenta quello che deve sperimentare, secondo le leggi del suo livello: e la Consapevolezza a sua volta sperimenta altre cose, per altre leggi.
Esattamente come una scalinata fatta di piani ascendenti che si fa fatica a premere, che mettono alla prova le gambe ma alla fine permettono una progressione verso l’alto, l’essere consapevole di quello che la macchina prova e, allo stesso momento, del fatto che ‘Io’ non sono la macchina (a volte occorrono shock sgradevoli per costringerci a stupirci di ciò che ci sta davanti agli occhi) costituisce la vera esperienza mistica, il vero risultato alchemico: la costruzione di un’anima.




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