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  • sergiosessini

Non è possibile un contatto casuale con queste idee




Molto tempo fa, quando avevo 14 anni, mi familiarizzai con le opere dello scrittore Argentino Jorge Luis Borges. Pur non essendo Borges un uomo conscio, tuttavia egli frequentava un ricco Pantheon di persone che il mio maestro ha definito come consapevoli, come Dante, Rumi, Walt Whitman, Willam Blake, Ouspensky e molti altri. Per alcuni di questi autori, Borges fu per me il primo contatto, il tramite attraverso cui li ho conosciuti. Quando, ad esempio, mi imbattei in Gurdjieff, cominciai a leggere di lui e il nome di Ouspensky apparve, l’io fu: “Dove l’ho già sentito questo nome? Ah, sì, ne parla Borges, ora ricordo, quel filosofo russo che parla della ricorrenza.”

La via per arrivare alla conoscenza di queste idee è spesso contorta e indiretta. Lo stesso Borges, che amava scrivere racconti nella curiosa forma di recensioni di opere letterarie in realtà mai esistite, ne parla elegantemente menzionando un racconto orientale in cui si sarebbe imbattuto, intitolato “L’accostamento ad Almotasim.” In questo racconto fittizio Borges riporta che la storia conduce il protagonista a progressivi incontri casuali, in cui egli riconosce in altre persone, ‘qualcosa’. Una volta ad esempio vede un giocatore di scacchi che, intenzionalmente, sbaglia una mossa perdendo la partita come gesto di gentilezza verso l’altro. Non ricordo i singoli episodi, è passato tanto tempo, ma ho bene vivida la fine del racconto in cui, imbattendosi in qualcuno che gli indica qualcuno che gli indica qualcun altro - esseri sempre più perfetti sebbene in modo poco appariscente - finché finalmente giunge alla casa di Almotasim, e la storia si conclude mentre questi gli apre la porta.

Spesso la forma apparente dell’incontro con queste idee è casuale. Una persona, un libro, una conversazione (tra le tante storie che ho sentito dai miei amici studenti (io stesso ne ho una abbastanza avventurosa) ne voglio riportare due, ma potrei scriverne pagine e pagine: in prigione, un compagno di cella che, uscendo per cessata pena, regala un libro di Ouspensky al compagno dicendo: “Questo ti cambierà la vita.” Due amiche che decidono di andare a un incontro introduttivo, una ha un impegno improvviso, la figlia decide di accompagnarla.

Questa apparente casualità nasconde il fatto che, in realtà, si incontrano queste idee (meglio dire queste Influenze, poiché non si tratta veramente di idee, anche se spesso questa è la loro forma apparente), soltanto quando si è pronti. Un altro modo di dirlo è che il gallo canta per svegliarti, ma tu devi svegliarti abbastanza da sentire che canta.

Pensa al momento in cui tu le hai incontrate. Pensa alle persone che ugualmente ne sono venute a contatto, a cui magari tu stesso o stessa hai parlato e al fatto che queste parole sono entrate in un orecchio e uscite dall’altro. Pensa allo stupore e al senso di magia quando per la prima volta hai sentito: “Questo è diverso.” Quello è il momento dell’attivazione di ciò che nella quarta via si chiama Centro Magnetico, l’attrazione per lo stato di Presenza. (Nel mio caso il raconto di Borges sull'accostamento a qualcosa di superiore rappresentò proprio una delle tappe dell'accostamento del mio centro magnetico alla sua meta). Qualcuno, pochi, finiscono per bussare alla porta di Almotasim; i più, presto o tardi, dimenticano. Sei immerso o immersa in queste influenze nella misura della tua preparazione - a seconda di questa il contatto non avviene, rimane continuato o si interrompe presto, accade tiepidamente o con l’urgenza di un tornado.

E in che modo sarebbe avvenuta questa preparazione, e quando?

Per quanto mi riguarda non ho più dubbi: prima di questa vita, in lezioni che non posso ricordare, i cui dettagli si sono persi col finire di quelle vite. Ma di esse resta una energia radiante proveniente dallo Stato, che ricorda di essere esistito e vuole tornare a esistere. (Ieri qualcuno, per descriverlo, ha citato i Beatles: “Baby, you can drive my car / Yes, I'm gonna be a star”).

Tu cara (lo Stato, i Centri Superiori) puoi guidare la mia macchina, diventerò una stella.

Questo significa esistere come un essere conscio: quando la Stella guida la macchina - abbiamo citato tante volte il verso di Rilke: Angelo e marionetta: adesso sì c’è spettacolo).

Guida pure la mia macchina: non reclamo alcun potere su di essa: prima di arrivare a questa resa, anche dopo che si lavora seriamente in una scuola, anche dopo anni di tentativi continui, molto deve accadere. Il disinteresse, la discontinuità, la freddezza e le obiezioni provengono da lezioni non ancora apprese e rappresentano la misura di quanto ancora c’è da fare.

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