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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

L’irrilevanza della forma


Seguendo un modello semplificato, potrei dire che una scuola è l’incontro tra un essere risvegliato e degli studenti (è molto di più di questo, ma in qualche modo bisogna comunicare per iscritto, semplificando).


La forma, ovvero l’insieme di istruzioni che il maestro fornisce agli studenti come aiuto al risveglio, è il tramite attraverso cui questo risveglio può avvenire. In una scuola il maestro può chiedere di parlare, in un’altra di tacere. Di fare movimenti, di viaggiare, di stare rinchiusi in un monastero, di avere una vita sessuale libera o controllata, di praticare un’arte, di non compiere certe azioni, di mangiare certi cibi o di astenersene, e molte altre richieste.

Queste modalità, ne abbiamo già scritto, dipendono da alcuni fattori contingenti, come ad esempio i talenti individuali del maestro (è un bravo oratore? Sa usare il corpo? È sensibile a certe forme di bellezza? Ha genio inventivo? E via dicendo), e le particolari forme di sonno che i suoi studenti (e, più in generale, gli esseri umani di quell’epoca e di quel gruppo culturale), presentano.


La forma è l’espediente che il maestro escogita per risvegliare quelle persone, in quel momento. Quando le circostanze cambiano, il maestro non esita a cambiare forma: regole, esercizi, tutto. Perdonatemi il paragone poco nobile, ma è come mettere insieme una cena con quello che c’è in frigo.


Secondo la legge del tre, possono accadere diverse dinamiche, ne elenco le più significative:


1 - Il maestro propone una forma (prima forza) e gli studenti vi si oppongono (forza contraria): per ignoranza, incomprensione, limiti, respingenti. Nulla accade, fino a che uno o l’altro degli studenti ha un momento di lavoro sincero e lo manifesta al maestro: questo momento di lavoro sincero, di desiderio di risveglio (Prima forza) necessita di una forza contraria per svilupparsi. Qui il discorso sarebbe lungo, ma porterò l’esempio di Gurdjieff che, a questo punto, forniva lui la forza contraria sotto forma di frasi o richieste scioccanti, sgradevoli, ‘cattiverie’ che sconvolgevano il modo di pensare dello studente riguardo vero e falso, giustizia e ingiustizia, e gli davano l’opportunità di progredire. Senza forza contraria, infatti, non c’è speranza di progresso.

Questa dinamica è caratteristica di un gruppo piuttosto che di una scuola; di un contesto più limitato in cui gli studenti sono a un livello molto elementare e non c’è massa, non c’è materiale sufficiente per generare un vero circolo virtuoso. È il caso di Gurdjieff, che, nonostante immani sforzi e un formidabile talento ed energia, non riuscì a stabilire una vera e propria scuola, ma soltanto esperimenti e gruppi.


2 - Gli studenti formano una massa più stabile e matura, e sono in molti a mostrare questi autentici momenti di desiderio di risveglio (Prima forza); ma in loro ci sono molti elementi meccanici che si ribellano al loro stesso desiderio (forza contraria). Il maestro allora, di volta in volta sceglierà quelle pratiche che possono funzionare da terza forza per risolvere positivamente questo conflitto interiore. Qui il paragone che mi viene è quello di un medico: il paziente si presenta con il desiderio di vivere una vita sana, e contemporaneamente con una difficoltà, e il medico/maestro offre una terapia.

Ci sarebbe una ulteriore osservazione su chi e cosa in una vera scuola fornisce la necessaria forza contraria extra per generare un decisivo impulso al risveglio, ma in questo post non c’è spazio per quello che sarebbe un lungo discorso.

Anche qui, lo si vede bene, la forma non è un assoluto, ma dipende dalla relazione dei fattori in gioco. Da questi dipende la scelta della medicina, il suo dosaggio, l’essere accompagnata o meno da altre pratiche salutari.


È sempre il maestro a decidere quale sia la terapia da somministrare, perché è in lui che abita la luce della consapevolezza. Alla morte del maestro, se nessun altro essere conscio è lì per continuare il lavoro, comincia una serie di incomprensioni da parte degli studenti, incomprensioni che si moltiplicheranno e ingigantiranno nel tempo. È per questo che in molti ci chiedono stupiti come mai non pratichiamo le danze e i movimenti di Gurdjieff. È per questo che alcuni, dopo averci contattato, se ne sono andati via indignati, dato che non conoscevamo (o meglio, non ci curavamo) di questo o quel ‘fondamentale’ esercizio, di quella pratica segreta, di quella disciplina sconosciuta, la sola che può davvero portare la luce in una persona. Una pratica che fu messa in atto per persone che oggi sono morte, che avevano altre modalità di sonno da quelli dell’umanità contemporanea, e che fu messa in atto per sei mesi, finché il problema in quelle persone fu scomparso, oppure queste rinunciarono al lavoro.


Quello che fa il mio maestro, ogni giorno, è estremamente semplice (per chi è presente): osserva le forme di sonno in chi è davanti a lui nella stanza, escogita quello che è il rimedio più efficace e veloce per quella forma di sonno, lo propone come esercizio o pratica, infine non esita a toglierlo quando vede che non ce n’è più bisogno. Semplice, vero? Pure troppo.


La forma cambia, fa parte anch’essa del velo di Maya. Ciò su cui ci si dovrebbe concentrare è se oggi, in questo momento, il soffio della vera consapevolezza spira, o si tratta di informazioni su libri ammuffiti. (Lungi da me il disprezzare i meravigliosi contenuti dei libri scritti da esseri risvegliati: purché ci si renda conto che si tratta di Influenza B, conscia alla sua origine ma limitata nei suoi effetti - mentre una scuola è Influenza C, realtà superiore che trascende qualsiasi forma).

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