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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

questo lavoro è davvero utile?

A volte, quando descrivo in queste pagine il lavoro di uno studente della quarta via, mi rendo conto che ogni lettore riceve queste parole a livelli differenti e da parti differenti.

Penso a quanti equivoci e incomprensioni possono generarsi - e, lo so, effettivamente si generano, lo vedo dai commenti - e mi viene il dubbio se davvero qualche goccia di questo notevole sforzo che abbiamo organizzato qui passi attraverso il setaccio del mezzo virtuale.

Cerco di figurarmi cosa possa rappresentare un gruppo come questo per diverse persone.

Posso vedere vari raggruppamenti:

- Il curioso, che legge un po’ di tutto e si è imbattuto in queste idee, e le prende allo stesso livello di altre, come ad esempio precetti su una sana alimentazione, o su un sano equilibrio emozionale

- La persona che vuole migliorare la macchina: diventare più sana, più intelligente, più efficace, più equilibrata

- Il sofferente, di un trauma fisico o psichico, che spera di alleviare o risolvere

- Il conoscitore, che vuole farci partecipi della sua esperienza e conoscenza

- Il terapista, che vuole utilizzare queste idee nella sua pratica

Per queste categorie di persone, mi sembra, c’è una discrepanza tra la grandiosa portata di queste idee e l’uso parziale e funzionale che se ne fa. Un po’ come utilizzare una cattedrale per passarci la notte al riparo dalla pioggia, in un sacco a pelo.

Non vogliatemene. È diritto di tutti leggere queste pagine, qualsiasi sia la comprensione e l’intento di utilizzarle.

È che se uno non è disperato, non comincia a realizzare cosa davvero significhi essere diviso in tanti ‘io’; cosa significa essere inaffidabile, pieno di menzogna, vedere la realtà in modo rovesciato - in breve, quello che Gurdjieff definì l’orrore della situazione - e non ha sviluppato un fortissimo desiderio di cambiare, costi quel che costi, alla fine questo tipo di lavoro non servirà a granché.

Mi torna spesso in mente quell’allievo di Ouspensky che arrivava sempre in ritardo. Dopo un certo tempo, gli fecero notare che era arrivato (ancora) tardi, e lui rispose indignato: “Impossibile! Io non sono mai in ritardo!”

Se non comprendiamo che noi siamo quell’uomo, c’è ben poco per noi, nella quarta via.

Questo sistema, disse Gurdjieff, è per chi ha provato tutto e ne è stato deluso. Senza questo tipo di pagamento precedente non si riuscirà ad apprezzare e valutare in che cosa è diverso e più profondo.

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