Tutto, Sempre
- Il Ricordo di Sé
- 12 feb
- Tempo di lettura: 3 min

Mentre mi siedo per cominciare a scrivere questo post, avverto una quantità di energia negativa attraversare il mio essere. Forse perché si sta avvicinando una forte fase lunare, o perché diverse circostanze della vita premono su di me.
“Di che cosa scrivo oggi”? Tutto quello che mi viene in mente sono osservazioni negative, che hanno un sapore di risentimento, di rivalsa, di: “Hai torto tu e ho ragione io.”
Quindi mi dico: oggi prova a scrivere in modo positivo, di cose positive.
Ed è interessante che, facendo quello che faccio sempre quando mi accingo a scrivere il post - mi rilasso per un minuto e attendo che l’io giusto giunga a me - mi arrivino, uno dopo l’altro, soltanto spunti negativi, polemici, o dispiaciuti per qualcosa.
Il mio stato detta quali soggetti arrivano a me. È come nel detto popolare: ‘vedere tutto nero.’
Riproviamo.
Due giorni fa, in un momento di particolare pressione, ho ricevuto dal mio maestro una citazione da Sofocle: “The Gods devise everything, always.” Gli dei organizzano tutto, sempre.
Stavo entrando in una libreria dove avrei tenuto una presentazione. Proprio a causa del mio stato negativamente eccitato, non ho potuto ricevere questa frase in modo distratto, come mi capita quando sono occupato. Queste frasi appaiono nello schermo del telefono e vengono spesso trattate con fretta, quasi indifferenza.
Stavolta no. La frase è penetrata profondamente in me. “Tutto, sempre”, in particolare, mi è arrivato come un messaggio della massima importanza, rivelatore di aspetti segreti.
Secondo Sofocle, dunque, non vi è aspetto della realtà che non sia stato ‘scritto’ da forze superiori.
Questa idea di forze superiori, o Dei, che guidano la nostra vita, mi ha visto scettico per molti anni. (Finché a un certo punto queste forze superiori non si sono mostrate a me in tutta la loro insistente magnificenza, ‘costringendomi’ ad accettarne l’idea). Da fedele lettore e studioso di Ouspensky, avevo sempre visto il suo estremo pudore nel menzionare qualsiasi cosa di superiore, di divino, di non immediatamente verificabile.
Questo atteggiamento ha il suo valore. La verifica è necessaria. Siamo circondati da bugie, da nozioni accolte superficialmente - se non siamo svegli, tutto è una bugia accolta superficialmente, È proprio da coloro che più parlano del divino che mi arrivano sensazioni di menzogna, di approssimazione, di immaginazione sfrenata, di illusione.
Meglio passare molto tempo, dunque, limitandosi ad osservare strettamente ciò che ci accade davanti agli occhi - niente voli di immaginazione.
Facendo questo, tuttavia, arriva il momento in cui ci si accorge che proprio i miei occhi non sono strumenti credibili - tra me e ciò che osservo c’è un pesante velo di interpretazione, di associazioni, di pregiudizio.
Più osservo, e più scopro ambiti che, per essere verificati, hanno bisogno che io affini la mia percezione. Il mio vecchio sguardo non è più sufficiente.
E lì, si apre uno spazio per la percezione del divino.
Credo di aver già riportato una frase di Ouspensky che tanto tempo fa mi fece sobbalzare e che mi diede da pensare per lungo tempo. Ouspensky disse che non ci viene mai data più sofferenza di quanta ne possiamo sopportare.
“Aspetta un momento”, mi dissi. “In che modo avverrebbe questa precisa amministrazione della quantità di sofferenza? Quella che posso sopportare e non un grammo di più. Avviene secondo una legge, un meccanismo, diciamo così, automatico? Oppure esiste da qualche parte un amministratore della sofferenza? Qualcuno che, come il terribile arcangelo di quell’affresco in Turchia, offre carboni ardenti al profeta Ezechiele perché lui li ingoi?”
Dopo diversi decenni, oggi so che questa sensazione difficile che provo dentro, queste difficoltà che eviterei così volentieri, sono davvero amministrate dagli Dei, in dettaglio.
Mi rendo anche conto del perché una certa quantità di pressione sia necessaria: per portarmi laddove io coi miei mezzi e con la mia volontà, non andrei mai. Per lasciar cadere certe illusioni su me stesso che da solo non lascerei andare volentieri.
Questa è una buona notizia. È necessario che io non perda tempo oggi a lamentarmi. Gli avvenimenti che desidero accadano e che non accennano ad accadere; le persone da cui attendo risposta urgente che mi ignorano, gli ostacoli non previsti che si affacciano ogni giorno, la sgradevole sensazione che ‘io’ non sono per nulla l’artefice del mio destino, i rumori attorno a me che rendono difficile concentrarsi e scrivere - gli Dei organizzano tutto, sempre. Cosa abbia fatto sì che io sia depositario senza merito di questa immensa fortuna e attenzione, non si sa.
Ma sono pieno di gratitudine.




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