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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

A contatto con gli altri

Abbiamo ricevuto una domanda, che vorrei commentare:

“Buongiorno. Avrei bisogno di un suggerimento. Mi trovo spesso a contatto con una persona che si lamenta in continuazione. Pessimista, disfattista, detrattrice, devo frequentarla per diverse ragioni. Alle prime lamentazioni inizio a cercare una via di fuga in me stessa. Ascolto anche, consigliando atteggiamenti migliori, senza successo. Ho bisogno di non farmi rovinare l'atmosfera, se potreste suggerirmi il giusto pensiero da seguire. Ringrazio.”

Daniela

Per poter lavorare con una situazione come questa, diversi passaggi sono necessari.

Uno di questi passaggi è un’auto osservazione sincera, che porti a comprendere profondamente quanto il mio modo di considerare la situazione sia tutto rivolto a me stesso.

Questa persona non rispetta ME. Sta facendo del male a ME. Adotta un comportamento che MI urta.

A questa auto osservazione può seguire una Separazione - tra ‘me’ e le parti che sono addolorate dai comportamenti della persona (tipicamente il centro istintivo ed emozionale).

A questo punto posso iniziare a provare a comprendere oggettivamente - concentrandomi non più su di me, ma ora sull’altra persona, trasformando cioè la considerazione interna in considerazione esterna, domandandomi: “Quali sono le cause che costringono questa persona a comportarsi come si comporta? Secondo quali leggi agisce?”

Se sarò in grado di separarmi, ovvero di non identificarmi con la mia propria sofferenza e le mie proprie reazioni, vedrò. Vedrò della persona e della situazione molte cose che fino ad allora mi sfuggivano.

Una volta separato, vedrò molti più modi per interagire con questa persona. Sarò più in grado di capire qual è il giusto momento, di trovare le giuste parole perché il messaggio arrivi, dato che a quel punto non penso più a me ma a lei.

Devo comunque comprendere che non c’è alcuna garanzia che io possa modificare il comportamento della persona secondo le mie preferenze. Forse sarà possibile, e forse - più probabilmente - no.

Ouspensky parlò esplicitamente del “sopportare le manifestazioni spiacevoli degli altri.” È un aspetto della trasformazione della sofferenza, uno dei capisaldi del lavoro su di sé.

Prima di Ouspensky, uomini consci dell’antichità come l’imperatore Marco Aurelio o lo schiavo Epitteto hanno scritto un enorme tesoro di consigli preziosi.

“Questo cetriolo è amaro? Gettalo! Ci sono rovi nel cammino? Devia! È tutto ciò che occorre. Non dire sull'argomento: "Perché accadono queste cose nel mondo?"

Marco Aurelio

“Bastano poche cose per essere felici: agire al momento opportuno secondo ragione e giustizia, con impegno, energia e buona disposizione, senza distrarsi e mantenendo il proprio demone interiore sempre integro e puro, come se ad ogni momento si dovesse restituirlo; non aspettarsi mai nulla e a nulla mai sfuggire, tutto accettando e facendo in armonia con la natura, e avere la forza e il coraggio di dire sempre quello che si pensa. Se segui queste semplici regole, nessuno potrà impedirti di vivere felice.”

Marco Aurelio

“L'arte del vivere somiglia più all'arte della lotta che a quella della danza, per il doversi sempre tenere in guardia e ben saldi contro i colpi che cadono su di noi all'improvviso.”

Marco Aurelio

“Quanto guadagna in tranquillità chi non si preoccupa di cosa il vicino dice, fa o pensa, ma solo di ciò che egli stesso fa.”

Marco Aurelio

“Il modo migliore per difendersi da un nemico è di non comportarsi come lui.”

Marco Aurelio

“Ben più gravi sono gli effetti prodotti in noi dall'ira e dal dolore, con cui reagiamo alle cose, che non quelli prodotti dalle cose stesse, per le quali ci adiriamo o ci addoloriamo.”

Marco Aurelio

“Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa se stesso; chi l'ha completata non incolpa né gli altri né se stesso.”

Epitteto

“Non devi adoperarti perché gli avvenimenti seguano il tuo desiderio, ma desiderarli così come avvengono, e la tua vita scorrerà serena.”

Epitteto

“Chi ha il potere di procurare o di togliere a un uomo ciò che questi desidera o non desidera è il suo padrone.”

Epitteto

“Se qualcuno affidasse la tua persona al primo che incontra, ti adireresti; e tu che affidi la mente a chi capita, e, se questi ti insulta, la lasci cadere nel turbamento e nella confusione, non te ne vergogni?”

Epitteto

“Quando qualcuno con parole o fatti ti offende, ricorda che egli opera o parla in quel modo, pensando che fare e parlare così gli appartenga e sia cosa giusta. <...> Sicché se lui si inganna, il danno è suo e non di altri, ovvero, il danno è di colui che s'inganna.”

Epitteto

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