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Amore

  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 12 nov 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Con questo post prendo spunto da una domanda di Michele Erpoli:


"Spesso facciamo circolare, non so con quanta cognizione di causa, il termine 'amore incondizionato'.... Ritengo debba essere legato al centro emozionale, ma non riesco a collocarlo in modo chiaro..."


La prima cosa che mi viene in mente è quella canzone di Battiato, "Tutto l'universo obbedisce all'amore", e il concetto platonico di amore come 'motore del mondo'.

Come ogni ogni soggetto, ci sono diversi livelli di esperienza. Tutti validi sul loro piano.


L'amore che ci è più familiare è legato al desiderio, che sia desiderio di stare bene, o per la pace nel mondo, o per la presenza.


Se portiamo questo principio alla realtà della macchina umana, ogni centro, e ogni sua suddivisione (i centri sono composti di tre livelli: istintivo motorio, emozionale e intellettuale) funzionano spinti da una forma di amore, certo basato su necessità e conservazione, ma in buona sostanza costituisce il terreno della maggior parte di ciò che chiamiamo amore nella nostra esperienza. Quello che cambia, da centro a centro, è l'oggetto: il centro istintivo prova amore per cose come comodità, cibo, sesso, sicurezza economica. Il centro motorio per il movimento o l'armonia spaziale o musicale. Il centro intellettuale per le idee. L'oggetto del centro emozionale è in relazione alle persone e alle relazioni.


Andando nello specifico di questo centro, la parte intellettuale (il re di cuori) è capace di amare qualcosa di più elevato del nostro livello, ed è più vicina ad una forma di amore superiore, avendo la capacità di andare oltre se stesso, ma siamo ancora al livello della macchina, dove ogni impulso di amore porta con sé il suo contrario, e l'amore si trasforma in odio, il 'mi piace' cambia in 'non mi piace'. Anche il nobile re di cuori, che ci spinge a un lavoro spirituale, si relaziona al mondo con la 'discriminazione' tra ciò che ci eleva e ciò che non lo fa. Ovviamente, al suo livello, questo scegliere tra ciò che è meglio e ciò che è peggio, è necessario.


Gurdjieff:

"L'uomo meccanico non può amare; in lui qualcosa ama o qualcosa non ama".

Mentre scrivo queste parole il mio cane rientra dal cortile e viene da me per prendersi una carezza. Spesso si parla dell'amore incondizionato del cane per il suo padrone. In realtà anch'esso è legato a dinamiche di dipendenza, fiducia, gratificazione, e nasce da un equilibrio di bisogni e di comportamenti.


L'amore di cui siamo capaci al livello della macchina è un amore che non possiamo concepire se non con il suo opposto, e che cambia a seconda delle circostanze, e dagli io che esse generano.


"...Amore non e' Amore se muta quando scopre un mutamento

o tende a svanire quando l'altro s'allontana.


Oh no! Amore e' un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai..."

Shakespeare, nel bellissimo sonetto 116, lo esprime in maniera sublime e semplice: Amore è ciò che, in mezzo ai continui mutamenti interiori ed esteriori, non è soggetto al cambiamento.


Diventa chiaro quanto straniero sia questo amore per noi che cambiamo alla velocità di pochi secondi, facendo passare la nostra identità da un 'io' all'altro.


Possiamo conoscere l'amore in senso relativo (possiamo amare di più o di meno), ma al livello della macchina non si può amare in modo assoluto.


È possibile verificarlo su una scala molto piccola (l'unica nella quale possiamo fare qualcosa). Mentre scrivo queste parole, ispirato interiormente da quello che sto scrivendo, urto contro la tazza di tè che si rovescia sul tavolo - sono in grado in quell'istante di mantenere un senso di amore, senza essere portato via dall'emozione negativa che sorge? Posso affermare che quel momento, non solo non è peggiore di altri, ma che è addirittura perfetto e necessario?


Con le persone diventa ancora più difficile, perché un concetto come l'amore cambia a seconda del proprio centro di gravità, educazione, e livello di essere. Gesù invitava ad amare i propri nemici - Ouspensky commentò che non è per noi, perché nello stato in cui siamo non possiamo amare nemmeno i nostri amici.


Rodney Collin:

"L'amore ha inizio in due modi: ricordandoci di noi stessi e dimenticandoci di noi stessi".

Il mio maestro suggerisce di sostituire il termine amore con presenza, e che l'essenza del ricordo di sé è il dimenticarsi di sé.

Un amore incondizionato è tale perché non è condizionato dal senso di me, dei miei bisogni, dei miei gusti, delle mie opinioni. Non è un emozione. È uno stato che invita a togliersi di mezzo. Se ne fa esperienza in stati superiori di consapevolezza, quando i centri superiori sono attivi, e noi non ci siamo più.

Gesù disse: "Amerai il tuo prossimo come te stesso" - perché tra me e il mio prossimo, in uno stato superiore di consapevolezza, non c'è differenza. Tu sei me.

Finché l'amore è qualcosa che ha un oggetto, che passa da me agli altri esseri viventi, si rimane nella dualità, che implica gli opposti, e quindi si torna a un amore condizionato da necessità e discriminazioni.


L'amore incondizionato - uno stato superiore di coscienza, che non risiede nella macchina umana - non ha un oggetto, perché si basa su un senso di unità del tutto. Non è un fare, ma un essere, un riconoscere chi siamo, al di là del nostro misero corpo e dei suoi molti io.

Sembra un compito impossibile, ma che lo si sappia o no, chiunque abbia una minima aspirazione spirituale, è questo che sta cercando.


Fortunatamente abbiamo tutti barlumi di centri superiori che, riconosciuti, ci guidano a percepire la realtà per quella che è: un'unica pura consapevolezza.

Amare in modo incondizionato è ricordare ciò che siamo - questo è il senso più alto del Ricordo di Sé.

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