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Ascendere e discendere

  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 12 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

In questa pagina abbiamo parlato diverse volte della legge di Ottava, o legge del Sette.


Ogni processo completo, ascendente o discendente, si svolge attraverso una serie di passaggi, gradi, o scalini. Non è continuo, ma fatto di piccoli ‘scatti’ che procedono da uno stato a un altro, da una situazione a un’altra. Ognuno di questi scatti costituisce un pericolo per l’ottava, per lo svolgimento del processo - in particolare ci sono due punti molto delicati in cui il processo, se non intervengono forze speciali, si arresterà o devierà cambiando completamente natura: questi sono gli intervalli detti “mi-fa” e “si-do”. Per descrivere i passaggi di un processo si utilizza infatti l’ottava musicale.


La scala maggiore occidentale è, secondo Gurdjieff, la rappresenazione perfetta e oggettiva di questa legge, che include la musica, ma si estende a qualsiasi forma di vibrazione. Poiché tutto, a un livello o a un altro, è vibrazione, la legge di ottava si applica a qualsiasi processo: allo svolgimento di una giornata, alla preparazione di un pasto, al processo di digestione di un piatto di spaghetti, allo studio di una lingua straniera, a un viaggio, alla scrittura di questo post, alla struttura di un anno solare, al crescere e decadere di un impero, di una cultura, al procedere di una malattia, alla creazione e al mantenimento dell’universo.


Comprendere se un processo, magari una situazione in cui ci troviamo, è ascendente o discendente, può aiutarci a leggere meglio la nostra vita. Non è scontato riconoscere ciò che sale da ciò che scende. Siamo ad esempio così abituati all’idea di ‘progresso’, un’eredità del pensiero positivista del diciannovesimo secolo, che ci è difficile leggere l’umanità come in una fase discendente.


Eppure, a parte questa piccolissima parentesi del pensiero occidentale, da sempre gli Indiani, i Greci, i Romani, tanto per fare qualche nome, sapevano dell’inesorabile ciclo discendente dell’umanità. Così interpretiamo alla rovescia i segni che caratterizzano la nostra epoca; rimaniamo affascinati dalla tecnologia sfrenata che ci caratterizza e non vediamo il rapidissimo declino delle nostre facoltà di memoria, concentrazione e attenzione (siete riusciti ad arrivare fin qui nella lettura del post senza distrazioni? Vi rendete conto che la forma breve che utilizziamo è un povero sostituto del volume di 100 pagine che l’argomento richiederebbe? Che la utilizziamo soltanto per adattarci alla povertà di concentrazione dell’essere umano nel momento presente)?


Alcuni psicologi hanno studiato la mentalità di un monaco medioevale - uno qualunque, senza particolari doti, che però aveva scritto un copioso diario quotidiano, lasciando una traccia scritta facile da studiare. Gli studiosi erano sconcertati dalla incredibile capacità di ritenzione mnemonica di quest’uomo comune, capace di recitare pagine e pagine da svariati testi antichi, parola per parola. E di scoprire che comunicava con altre persone, tutte partecipi di questa capacità di memoria. Non era lui a essere particolarmente dotato; siamo noi che siamo discesi in un abisso.


Come sapete evitiamo accuratamente di menzionare certi argomenti qui, ad esempio la politica - semplicemente perché le discussioni che seguirebbero porterebbero a una distrazione dal messaggio che vogliamo comunicare. Quello che succede nel mondo attuale è però troppo estremo da non essere perlomeno menzionato in un post come questo. La follia sociale è salita a un livello impensabile anche soltanto dieci anni fa. Sono tutti fenomeni che non riusciamo a vedere nella loro interezza, poiché siamo noi stessi immersi in essi. Eppure basterebbe osservare con mente neutrale la capacità di generare bellezza attraverso l’arte delle epoche antiche e confrontarle con l’incapacità attuale. Chi non ha bellezza interiore non può produrre nulla.


Qualcuno nei commenti a un post recente ha insistito che esistono oscure forze esterne che ci tengono prigionieri - mentre noi, come sempre, insistiamo con il sufi Abu Bakr, che “Il guerriero spirituale non ha nemici esterni.”


Questa follia contemporanea è un nemico esterno, un pericolo che ci opprime e ci soggioga? Dipende da noi. Possiamo cedere, cercare di sfuggire, o, ancora meglio, usare questa forza contraria come leva per ascendere. Quando così tanta follia si sprigiona nel mondo, una quantità corrispondente di energia è a disposizione di coloro che sanno come utilizzarla.


Per usare le parole del mio maestro: “Non malgrado la forza contraria, ma grazie ad essa.”

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