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Atteggiamenti

  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 12 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Il fatto che siamo divisi in tanti io, che questi si concatenino associativamente, porta a creare ‘sentieri’, percorsi ripetitivi in cui ogni pensiero si sussegue al precedente in modo identico a come ha fatto ieri, il mese scorso, l’anno scorso.


Forse vi sarete scoperti a pensare a un soggetto e a ripetere dentro di voi esattamente gli stessi passi.


“Vorrei comprare un aspirapolvere nuovo. Ce ne sono di bellissimi, ecco, questo sarebbe perfetto. Ma costa una fortuna. Li vale tutti questi soldi, non sarà solo una cosa di moda? Però mi risolverebbe dei problemi. Guarda quanto è potente ma leggero, figo! Mah, magari aspettiamo, se mi entra quel pagamento lo compro. Casomai cercarlo usato? No, usato no, poi magari mi si rompe subito.”


A volte una serie di catene identiche di pensieri può visitarci più volte nell’arco di un’unica notte insonne. O di un mese, o di una vita.


Quello che le rende identiche è anche quello che gli altri riconosceranno in noi come il nostro ‘carattere’. Di qualcuno diremo che è estremamente testardo, di un altro che è pieno di paure, di un terzo che è troppo impulsivo, di un altro ancora che è un procrastinatore seriale, o un bugiardo compulsivo. Ci sono etichette veloci, piuttosto superficiali “Mario è troppo buono, si fa fregare”; “Maria è sempre esageratamente drammatica”, che però in qualche modo illuminano qualche aspetto della persona in questione.


Lo facciamo a causa di pattern che si ripetono. E queste sequenze si ripetono perché alla base ci sono i medesimi atteggiamenti che ne controllano il procedere.


Gli atteggiamenti derivano dal rapporto emozionale che ci lega all’immagine di noi stessi. Se ad esempio non mi sento pronto, non mi sento mai pronto, allora le opportunità mi passeranno davanti senza che mai le possa cogliere. O se mi sento superiore agli altri, ricevo sprezzantemente le loro idee senza nemmeno badare a quello che dicono, non costruirò relazioni umane.


Questi atteggiamenti derivano dall'insieme del nostro centro di gravità - quale parte di quale cervello è dominante in noi - e del nostro tipo di corpo. (Potete cercare questi termini nel campo di ricerca di questo gruppo se non li conoscete).


Questa miscela porterà alla prevalenza, nel nostro essere, di una serie di caratteristiche. Ognuno di noi si porta addosso, come il carico di un asino, due o tre di queste caratteristiche, di cui una è denominata caratteristica principale.


Le più comuni caratteristiche sono chiamate: Potere, Dominio, Paura, Ostinazione, Ingenuità, Non-esistenza, Avidità, Vanità, Vagabondo, Lunatico.


Non accontantatevi del significato generale che queste parole hanno nel linguaggio comune: come ogni termine della quarta via, indicano qualcosa di molto specifico ed esattamente definibile.


La combinazione di tipo di corpo e centro di gravità - in altre parole, la nostra essenza - comincia, dopo la nascita, a incontrarsi con la realtà e a interagire con essa. Alcune nostre caratteristiche sono in essenza, e cominceranno ad agire subito. Di due fratellini, quello che ha vanità cercherà sempre l’attenzione e l’applauso di chi lo circonda, e quell’altro che ha paura eviterà certe esperienze che il primo fratello attraversa senza pensarci. A queste caratteristiche in essenza se ne aggiungono poi altre in personalità, ovvero imitate: dalla madre, dal padre, da figure familiari o sociali, come un insegnante carismatico o un cantante famoso.


Per tutta la vita, poi, stenteremo a uscire dai percorsi obbligati che la nostra personale miscela di caratteristiche provoca. Atteggiamenti fissi: non solo difficili da cambiare, ma persino da vedere, in quanto da sempre la nostra personale miscela ci sembra l’unico modo di vedere la realtà, quello oggettivo e intelligente, a cui mai penseremmo di rinunciare - e tuttavia è parte della nostra prigione, e uno dei motivi per cui da soli non è possibile farcela a svilupparsi. Occcorre che una parte del cambiamento provenga dall’esterno, da un occhio che veda il nostro limite e amorevolmente, ma chirurgicamente, ci aiuti a estrarci da esso.

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