Il lavoro di scuola
- Il Ricordo di Sé
- 5 giorni fa
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Come faccio di tanto in tanto, oggi desidero ricordare una delle idee base della quarta via: cosa costituisce il lavoro di scuola.
Partiamo dalla differenza tra gli uomini che Gurdjieff tracciò nel suo solito modo brutalmente schematico. Gli “uomini” (uomini e donne, naturalmente), si dividono in 7 categorie.
Gli uomini n. 1, 2 e 3 sono detti meccanici. Ad essi si applica tutto ciò di cui negli anni abbiamo scritto: che sono privi di consapevolezza, unità, o volontà. Sono come un legnetto tra i flutti, incapace di decidere o prendere una direzione.
La maggior parte delle decisioni, nel caso dell’uomo n. 1, sono prese dal corpo. Quello che in questa pagina abbiamo ricordato come l’insieme di due menti separate: il centro istintivo e il centro motorio.
Nel caso dell’uomo n. 2, dal centro emozionale.
Per l’uomo n. 3, dal centro intellettuale.
Come sa chi ci ha letto, questo schema può essere parecchio ampliato, andando a comprendere le parti dei centri e i loro livelli di attenzione. Nella mia scuola si utilizzano le carte da poker per abbreviare i termini di questa descrizione più precisa.
Alcune persone, a causa di un circolo virtuoso che include fortuna, merito, circostanze e aiuto esterno, sviluppano a un certo punto della loro vita un interesse per lo stato di presenza. Sperimentano uno o più momenti di estrema vividezza, li ricordano, li reputano desiderabili, li confrontano con il resto della loro vita, che appare al confronto come una prigione grigia. Comincia in quel momento un percorso alla cieca guidato da una sensazione che ‘Ci deve essere qualcosa di più di questo’, oppure ‘Come vorrei uscire da queste situazioni che si ripetono’, o ‘Sento che c’è una dimensione più piena e più reale, da cui sono per qualche motivo tagliato fuori.’
Questo interesse arriva a mettere insieme, a ‘incollare’, alcuni io che fino ad allora erano prodotti meccanicamente. Questi io ricercano, annusano, ricordano a tratti che c’è qualcosa che cerco, che vorrei ottenere. Che forse, da qualche parte, una realtà superiore esiste.
Questo coagulo di io interessati al risveglio si chiama ‘centro magnetico’ perché, dal punto di vista di una scuola, queste persone hanno sviluppato una certa attrazione - grande o piccola, continua o frammentaria, profonda o superficiale - verso il lavoro di scuola.
Il centro magnetico non è che un filo esile, che viene perso di continuo e può facilmente essere dimenticato per sempre. Ma può anche essere persistente, ed accompagnarci attraverso un ciclo di più vite. Ad ogni rinascita, “l’anima”, che ha dimenticato tutto della propria cosiddetta vita precedente: nome, sesso, abilità, valori; ricorderà, però, in un certo senso, che sta desiderando qualcosa. Avrà una bussola interiore che dirà questa è la direzione giusta (verso cosa? La persona non sa con chiarezza); quella è sbagliata; e così via.
Una scuola è l’emanazione di un uomo conscio: qualcuno che si trova al livello dell’uomo numero 5 o superiore. L’uomo numero 5 può fare due cose che sono impossibili agli 1, 2 e 3.
Può ricordare se stesso (sapere in ogni momento che ‘Io sono qui’).
Può trasformare le emozioni negative e la sofferenza in Presenza. Invece che esserne divorato, si nutre di esse.
Gli uomini n. 6 e 7 rappresentano ulteriori raffinamenti, rendendo più profonde e permanenti queste conquiste, arrivando al completo sviluppo dei Centri Superiori: centro emozionale e centro intellettuale superiore.
Alcuni uomini consci decidono di aprire una scuola e si rendono visibili (se un uomo conscio non si rende intenzionalmente visibile, nessuno sarà in grado di riconoscerlo come superiore. Le nostre idee su cosa costituisca un uomo superiore sono del tutto irreali e, se incontrassimo un uomo conscio oggi al bar, penseremmo probabilmente che si tratti di un idiota, o non ci accorgeremmo nemmeno della sua presenza).
Chi, tra gli uomini n. 1, 2 o 3, dotati di un centro magnetico, giungerà in qualche modo a contatto con l’informazione dell’esistenza di quest’uomo o di questa scuola, potrebbe decidere di interessarsi e, alla fine, di partecipare.
Questi tipi di uomini rappresentano quindi il livello più elementare di partecipazione a una scuola: uomini 1, 2 e 3 che vogliono diventare n. 4.
Un uomo n. 4 è qualcuno che, per usare una definizione di Ouspensky, ha creato o sta creando ‘la luna dentro se stesso’. Con ‘luna’ si intende un’attrazione gravitazionale. Un interesse permanente verso il lavoro spirituale. Quello a cui ci siamo riferiti tante volte come un ‘Maggiordomo.’
Di questi uomini 1, 2 e 3, quelli che non molleranno l’impresa, svilupperanno un Maggiordomo. Una voce interna che costantemente offre buoni consigli e indicazioni su come agire in direzione della presenza, e può controllare la macchina in tal senso.
L’uomo n. 4 non ha guadagnato niente in più degli 1, 2 e 3 - se non questa voce interna, questo continuo rammentare a se stessi di provarci, di essere presente.
Quelli, tra gli studenti, che hanno sviluppato un Maggiordomo, cominceranno a formare un secondo livello di apprendimento: quello di uomini n. 4 che studiano per diventare n. 5. E guadagnare, quindi, qualcosa di permanente.
In una scuola si rovescia la percezione di sé: ‘io’ non sono questa macchina, questo nome, queste abilità o valori, queste opinioni, questo sesso, attività, preferenze, letture, intelligenza, emozioni. ‘Io’ sono la mia anima, l’osservatore silenzioso che appare in silenzio senza giudicare e si gode lo spettacolo dell’esistenza.




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