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Il lavoro nel tempo

  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 12 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

Gurdjieff definì l’essenza del lavoro su di sé con due parole dure, provenienti dall’ambito del sufismo: servizio e sacrificio. (Altrove li definisce ulteriormente come ‘Sforzo cosciente’ e ‘Sofferenza volontaria’).


Sorrido pensando ai reel che mi balzano sullo schermo del telefono di tanto in tanto sulla cosiddetta ‘manifestazione’, sul visualizzare positivamente qualcosa che si desidera (di solito un bene tangibile, come una macchina lussuosa o un nutrito conto in banca), ed ecco che apparirà nella nostra vita, dato che in questo semplice modo noi “forziamo l’universo” a darcela.


Anche in questo caso ricorro a Gurdjieff, che disse che non è possibile affermare qualcosa di assolutamente falso; qualche piccola percentuale di verità trapela nelle teorie più deboli - c’è una piccolissima percentuale di verità nel fatto che il modo in cui ci figuriamo la realtà può limitare oppure aprire possibilità, ovvero che le nostre abitudini mentali possono aiutarci o boicottarci.


Certo, “sforzo cosciente” e “sofferenza volontaria”, non sono termini che un esperto di marketing suggerirebbe per promuovere la quarta via. In apparenza, inoltre, sembrerebbero contraddire il fatto, sperimentato da molti, che si può accedere a stati superiori “In un battere di ciglia”, come si espresse San Paolo.


Se posso essere presente ora, intensamente, totalmente, senza nulla alterare in me o nell’ambiente che mi circonda, perché dovrei affrontare un percorso di servizio e sacrificio?


Perché il lavoro è duplice.

La consapevolezza (come qualsiasi altro nuovo potere o caratteristica, suggerisce Ouspensky), si presenta dapprima a sprazzi isolati - un episodio o due, e questa esperienza l’hanno avuta tutti quelli che ci leggono, è per questo che ci leggono

- poi a episodi sempre più lunghi e sempre meno sparsi; infine come caratteristica permanente.


Sempre Ouspensky dice che per sopravvivere non possiamo fare affidamento sui soldi trovati per strada. Posso aver trovato un rotolo con mille euro oggi, proprio sul marciapiede davanti a me, ma la settimana prossima?

Gli stati di presenza intensa vengono e poi evaporano. Talvolta possono essere causati da combinazioni fortuite di elementi, di cui non mi rendo conto e che non saprei ripetere. Senza una disciplina lunga, intelligente, organizzata, suggerita da chi sa, saremo confinati agli stati che ‘troviamo per terra.’ Cinque o sei in una vita, se va bene. Qualche minuto di vita in un oceano di sonno.


Le informazioni che riceviamo hanno bisogno di ‘fondersi’, di entrare nella nostra carne e nel nostro sangue. Posso trastullarmi con l’idea che non si dovrebbero esprimere emozioni negative (basta aver letto qualcosa per cinque minuti), oppure combattere, ogni giorno, in modo umiliante, contro la mia tendenza ad essere negativo; il modo in cui il mio ‘sé inferiore’ mi boicotta, cerca di resistere all’assalto del lavoro per la consapevolezza.

Fondersi significa penetrare il centro emozionale attraverso esperienza.


Se voglio salire, ci sono zavorre in me che devono essere lasciate andare, sacrificate. Se voglio diventare me stesso, devo passare attraverso la singolare esperienza di servire gli altri: per quanto fastidiosi, stupidi, meschini possano apparirmi, sono il mio specchio e l’unica mappa possibile per comprendere cosa sia l’esperienza di essere umano; e questo richiede tempo e sforzo, servizio e sacrificio.

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