Consapevolezza e funzioni
- Il Ricordo di Sé
- 12 apr
- Tempo di lettura: 4 min

Sintetizzo per ragioni di spazio una domanda posta da Marco Roccella:
Una persona realizzata e ben centrata, è anch'essa priva di identità? Un giovane che sente dentro di sé l'aspirazione a curare, diventa un dottore, va in paesi ove ci sia bisogno di medici; questa persona possiamo definirla un guscio vuoto, inautentica? Non presente a se stessa? Un musicista che, dopo anni di studio, riesce ad entrare in orchestra e a trasmettere emozioni… questa persona è davvero senza identità, senza volontà, un burattino?
Ci sono persone intelligenti e persone stupide, brave persone e mascalzoni, attivi e pigri, giocolieri e imbranati, confusi o lucidi, con una soglia del dolore alta o bassa, con capacità di empatia o meno. C’è Mozart, Pelé, Michelangelo, e poi c’è quel nostro cugino che non sa cucinarsi un uovo e perde sempre il telecomando. (Ci sono poi le nostre opinioni su questa o quella persona, che possono essere accurate o meno, e la reputazione di questa persona, che può essere veritiera o meno; facilissimo farsi un’opinione soggettiva e parziale).
Cominciamo col dire che gran parte di queste caratteritiche sono funzioni. Funzioni significa che sono parte dei centri inferiori: istintivo, motorio, emozionale e intelletttuale.
Se prendiamo in considerazione una funzione a caso, diciamo il senso di orientamento, giusto per fare un esempio, ognuno di noi si colloca diversamente come livello di abilità e, forse, come parti della macchina che utilizza per orientarsi.
Questa capacità di orientarsi, alta o bassa che sia, fa parte di ciò che noi chiamiamo macchina.
Prendiamo, a titolo di esempio, una persona immaginaria, la signora Ada, e diciamo che sia la persona con il miglior senso di orientamento al mondo. Possiamo bendarla, trasportarla in un furgone per giorni, appena ne esce saprà subito con certezza ritornare a casa.
Possiamo dire che Ada è un guscio vuoto, non presente a se stessa?
Possiamo certamente dire che il suo centro motorio funziona meravigliosamente.
Anche quello dei piccioni viaggiatori però, dei gatti, di tutti gli uccelli migratori, delle balene e di altri animali funziona altrettanto bene.
Si tratta di una funzione. Uno dei suoi centri - o una combinazione di parti di vari centri, se prendiamo in esame qualcosa di ancor più complesso, ad esempio se Ada fosse una grande pianista - è molto sviluppato e ben organizzato.
Una delle cose più chiare e categoriche mai dette da Ouspensky è che la consapevolezza e le funzioni sono completamente separate. Le funzioni possono esistere senza consapevolezza e la consapevolezza può esistere senza funzioni (Già solo su questa frase ci sarebbe da riflettere per molto tempo, anche una vita intera, volendo).
Questo vuol dire che Ada può ritrovare la strada di casa con un’abilità quasi magica, dormendo. Intendo dire che, mentre il suo centro motorio, la sua funzione più sviluppata, svolge il suo lavoro in maniera ammirevole, Ada magari non ha il senso di “Io sono qui.” Se in lei non è viva questa sensazione, dorme. La sua macchina è scollegata dai suoi Centri Superiori, o Testimone, o Anima. Secondo la quarta via, Ada dorme.
Suo marito Ugo, invece, che non sa se andare a destra o a sinistra, ma ha in lui una distinta sensazione di “io sono qui”, ha meno talento, ma in questo momento è sveglio.
‘Sveglio’ o ‘addormentato’, non è una condizione permanente, qualcosa che si può mettere in un curriculum; si gioca sempre momento per momento, può essere acquistato o perduto nel breve spazio che si impiega a leggere questa riga.
Nella stragrande maggioranza dei casi, quando una persona intraprende un lavoro spirituale, quello che in realtà sta cercando di fare è di migliorare le proprie funzioni, al fine di soffrire meno, essere più felice, gratificato, o sereno.
In altre parole, si aspetta che il lavoro spirituale dia una regolata e aiuti a sviluppare le funzioni.
Questa persona va incontro a delusioni. Potrebbe non riuscire a migliorare le funzioni; oppure potrebbe riuscirci. In entrambi i casi dovrà rendersi conto che i miglioramenti nelle funzioni non hanno spostato di un millimetro quello che possiamo definire il suo progresso spirituale.
Il giovane che diventa dottore e vuole aiutare gli altri è una brava persona. Il suo centro emozionale, è sano, ha sviluppato una capacità di empatia e un desiderio di aiutare il prossimo.
Qui siamo in un caso un po’ più ambiguo. Da una parte il centro emozionale è, come gli altri centri, una funzione. Dall’altra il particolare idrogeno con cui un centro emozionale sano lavora o dovrebbe lavorare, è l’idrogeno 12 - lo stesso dei Centri Superiori, dell’anima.
La parte alta del centro emozionale è una funzione nobile, l’unica nella macchina che possa comprendere l’esistenza di qualcosa di superiore ad essa, e spingerci a ricercare questo qualcosa.
È infinitamente più probabile che questo giovane dottore abbia dei momenti di Presenza, di sensazione di “Io sono qui”, che non un falsario che tutti i giorni fabbrica documenti falsi. Le loro funzioni si trovano a distanze diverse in relazione alla presenza, le impressioni di cui si nutrono hanno probabilità ben diverse di condurre allo stato di “Io sono qui.”
Detto questo, è possibile che in questo esatto momento, il dottore sia identificato con qualcosa - anche di nobile, per esempio nel dolore di un suo paziente che soffre e che non può alleviare. Mentre il falsario, mentre incolla una foto falsa su un passaporto, può avere un momento di vertigine mistica e percepire di esserci - si sono viste cose più strane.




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