top of page

Facile e difficile

  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 17 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Vedo con regolarità, quando la domenica vengono postati gli esercizi settimanali, commenti come: “Questo è facile”, “Questo è difficile”, “Mi piace”, “Non mi piace”.


Da un certo punto di vista è comprensibile: giudichiamo meccanicamente qualsiasi cosa. Suggerisco però di considerare questi commenti — espressi o meno — come poco utili, se non addirittura controproducenti, soprattutto quando provengono dalla falsa personalità, per la quale lo scopo degli esercizi non è altro che “farli bene”.


Ritenere che un esercizio sia facile o difficile è un giudizio che tende inconsciamente a minimizzarlo, riducendone la portata, e ci fa perdere di vista il suo scopo principale: creare osservazioni e istanti di presenza.


Nello specifico, prendendo l’ultimo suggerimento di Miriam — provare a non gesticolare mentre parliamo — ci troviamo di fronte a un esercizio con cui si può lavorare a qualsiasi livello di esperienza nel lavoro su di sé. Anche se non ci si ricordasse mai di farlo, si avrebbe comunque una verifica fondamentale, che è la base di ogni lavoro su di sé: constatare che dormiamo e che non abbiamo volontà. Da lì, andando più in profondità, posso assicurare che emergeranno altre osservazioni preziose.


Dire “è facile” o “io non gesticolo mai” è un altro respingente che ci impedisce di ricavare qualcosa dall’esercizio. Sono anni che lavoro con questo esercizio e non ha ancora esaurito la sua utilità. Per esempio, estendendolo, sono diventato sensibile alla gesticolazione degli altri, che ha acquisito un potere 'svegliante.


Inoltre, facendo l'esercizio, ci si può rendere conto che in realtà gesticoliamo anche se pensiamo di non farlo, soprattutto se non siamo in un contesto di gruppo o di scuola in cui, quando non ce ne accorgiamo, qualcuno può farci notare che stiamo muovendo le mani.

Quando mi sembrava di essere arrivato a un punto in cui controllavo abbastanza il movimento delle mani, un altro studente mi fece notare che, non potendo muovere le mani, muovevo il resto del corpo.


Va da sé che ogni volta che riceviamo un’osservazione su ciò che non vediamo — se non respingiamo giustificandoci — i centri superiori fanno capolino. Il “fallimento” dell’esercizio ci dona, in realtà, il regalo più grande.

Commenti


bottom of page