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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

Guardare


Esiste un semplice esercizio, chiamato esercizio del guardare, che è allo stesso tempo semplice e utile e, particolarmente quando mi trovavo agli inizi, mi ha fornito un’idea concreta di cosa si provi a liberarsi dalla morsa dei tanti ‘io’ per qualche momento.


L’esercizio è una sorta di semplice meditazione associata al respiro. Può essere eseguito in qualsiasi situazione ma, per comodità di esempio, lo descriverò come se fossi seduto sulla panchina di un parco, comodo e tranquillo.


Scelgo un oggetto da guardare: un albero. Come ogni stimolo, anche stavolta la mia macchina tenderà a rispondere con degli ‘io’ associati all’impressione: mi piace, non mi piace; è vecchio o giovane, grosso o piccolo, sano o malato. Ma, nel momento di espirare - ovvero dopo circa tre secondi, sposto lo sguardo scegliendo un’altro elemento da guardare: una torre sullo sfondo. E ancora una volta, al termine della espirazione successiva, prima che nuove associazioni possano formarsi, sposto ancora lo sguardo, diciamo su uno scoiattolo.


E così via. In qualche modo batto gli ‘io’ associativi sul tempo, impedisco con questo semplice espediente meccanico che si formino, li blocco sul nascere. E, per forse un minuto o due, sperimento in modo pratico la libertà dagli ‘io’ che si accompagna allo stato di Presenza. (A un certo punto accadrà che uno di questi ‘io’ si imporrà con maggior forza e finirò per credergli, per cadere sotto la sua influenza ipnotica e dimenticherò l’esercizio).


Se si crea la buona abitudine di eseguire l’esercizio del guardare una, due volte al giorno, si comincerà ad aprire una breccia sulle abitudini associative. Da questa piccola breccia possono in seguito scaturire miracoli, non lasciatevi ingannare dalla sua semplicità.


Negli anni mi è stato insegnato a far partire questo atteggiamento meditativo con una semplice parola monosillaba, Look, guarda, un imperativo che rappresenta un comando alla macchina: un ‘io’ di lavoro.

Questo io di lavoro deve agire come un lievito, un attivatore: riportare alla superficie della mia consapevolezza tutto quello che so sull’utilità del semplicemente guardare ciò che sta dinanzi a me invece di inseguire il labirinto delle mie associazioni che mi porta alla deriva, lontano dal presente. È una parolina, appositamente breve perché non crei associazioni meccaniche: ma deve essere accompagnata dall’emozione che ricorda che questo lavoro è importante; di più, che si tratta di vita o di morte.


“Niente è più difficile da vedere con i propri occhi di quello che si ha sotto il naso.“

Goethe

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