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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

Il giardino recintato

Vivo in un paesino in campagna, e quando arriva la bella stagione mi piace mettere energia nel cortile dietro casa, il posto più protetto dai rumori, recintato da muretti a secco in pietra lavica e una siepe di yucca con una vecchia vite che fa da pergolato, un mandorlo e un albicocco. In una striscia di terra ho messo pomodori, zucchine, insalata e cavolo nero. Il resto dello spazio l'ho riempito di piante e fiori, che adesso sono nel pieno della fioritura. Ogni anno ho aggiunto qualcosa, in quantità e in qualità. In qualità perché non ho in essenza il pollice verde, ho dovuto informarmi sulle caratteristiche delle piante per capire se andavano bene nel mio cortile, ne ho dovute far morire molte per riuscire a capire meglio come farle vivere, quanta acqua dare, di quanta luce hanno bisogno, concime... E ancora qualcuna muore. Va da sé che è diventato pratico per il lavoro interiore poiché mi spinge a sviluppare attenzione, intenzionalità e considerazione esterna. Gurdjieff suggeriva, per imparare ad amare il prossimo, di cominciare da piante ed animali, iniziando dal mondo dell'essenza si creano meno complicazioni.

Un altro aspetto che connetto al lavoro è che il cortile che ho creato è diventato un luogo esteriore che ne rispecchia uno interiore. Quando mi siedo sulla panchina la mattina presto sorseggiando il mio tè circondato da fiori e piante, con il mio cane che gironzola sniffando e cacciando lucertole è facile evocare un posto più quieto dentro di me, con cui cominciare la giornata.

Il giardino è un simbolo esoterico molto comune, i giardini e i cortili del passato né erano un'espressione. Molte raffigurazioni dell'annunciazione sono in un giardino recintato; 'Orto Concluso' era in effetti uno degli attributi di Maria, che nella simbologia rappresenta il 'nove di cuori', ossia la parte del centro emozionale più ricettiva al 'superiore', e che quindi più ci aiuta nel percorso di risveglio. È il nostro tempio, un posto quieto e protetto in cui siamo più ricettivi all'angelo, al presente che annuncia sé stesso.

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