Molto rumore per nulla
- Il Ricordo di Sé
- 49 minuti fa
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Come abbiamo avuto modo di dire molte volte, senza lo stato di Presenza non esistiamo. Siamo dei fantocci manovrati da influenze esterne. Coltiviamo l’illusione di identità, e nemmeno ci accorgiamo che questa presunta identità ora si aggancia a qualcosa, ora al suo opposto, ora a qualcosa di diverso, ogni manciata di secondi.
Perché la macchina sopravviva, questa spiacevole realtà deve restare nascosta a noi stessi ad ogni costo. Per questo motivo abbiamo in noi i cosiddetti respingenti, che mentre crediamo di essere qualcosa, cancellano qualsiasi dato che negherebbe questa particolare illusione.
Uno dei modi più comuni per respingere il nostro non esistere, è l’essere drammatici.
Come soffro, come sono sfortunato! Che ingiustizia! Ma quello non si rende conto di quanto è ignobile? L’intensità di queste emozioni negative, basate sulla parte emozionale del centro emozionale (che noi chiamiamo Regina di Cuori), serve a creare rumore, dramma - e questo dramma serve a coprire la nostra inesistenza, la nostra nullità.
Esagero? Per nulla, ciò che affermo è, purtroppo, tecnicamente accurato; soltanto, è difficire osservare questa tragica situazione in noi stessi, per via della frammentazione in molti io e dei respingenti che ci accecano verso le parti che metterebbero in dubbio le nostre serene illusioni.
La situazione, come ripeté Gurdjieff per tutta la vita, è realmente drammatica.
Col tempo, chi lavora sul serio comincia a vedere - e quanto è sgradevole questa vista! - Questo continuo mentire a se stessi al fine di evitare l’ammissione che io non esisto: non ho identità, non possiedo unità o consapevolezza, e nemmeno volontà.
Dopo che si è visto, si cominciano a tentare dei correttivi.
Se si è molto, molto fortunati e si ha una buona guida, appariranno momenti in cui si sperimenterà il sorgere di un nuovo personaggio in noi; non uno dei tanti che si avvicendano continuamente, ma un Testimone silenzioso che non pensa in termini di “Io sono”, ma agisce come semplice osservatore della realtà. Senza parole, commento, preferenze, giudizio.
Questo Testimone, benché nella vita della maggior parte delle persone appaia soltanto due o tre volte, per brevi istanti, è ciò che realmente siamo. Per esprimersi con la tradizione induista, tutto ciò che abbiamo sperimentato in noi fino a quel momento, positivo o negativo, nobile o ignobile, intelligente o stupido, onesto o disonesto, è il Campo. Ora si affaccia il Testimone del Campo.
Il lavoro di uno studente, dopo una lunga preparazione di anni, è di cominciare a vivere la propria vita dal Testimone - e lasciare che il resto muoia.
Questo lavoro è il più difficile che ci sia e, secondo il mio maestro, non è sufficiente una vita a compierlo, ma ne occorrono diverse.
Tuttavia, che la meta sia vicina o lontana, è necessario comprendere che, come disse una illustre studentessa di Gurdjieff un secolo fa, “There is no going back.” Non c’è ritorno. Una volta compreso che davvero non esisto a meno che questa parte non si desti e prenda il comando, come potrei pensare di ritornare al mio sonno?
Come disse Gurdjieff, la Presenza è il nostro diritto di nascita; soltanto, l’abbiamo dato via molto tempo fa, stupidi che siamo. Il ricordo di questa perdita è nebuloso; eppure è vero, abbiamo ceduto la nostra identità per un piatto di lenticchie.
Più tempo si passa nel Testimone, più si diventa semplici.
Si perdono diversi tratti che la gente considera interessanti. Che noi abbiamo sempre considerato interessanti in noi stessi.
Meno rumorosi. Meno drammatici. Meno brillanti. Meno spiritosi. Meno profondi. Meno agitati. Meno appariscenti.
Tutte cose che appartengono all’irreale.
"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini…”




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