top of page

Il lavoro sbagliato dei centri

  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 12 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Un piccolo shock: esattamente come la scorsa settimana, benché ora mi trovi in una città diversa, un guasto mi costringe a cambiare piani rispetto allo scrivere il post settimanale.


Stavolta è il modem che fa i capricci e quindi scrivo sul telefono.


Questo essere costretto a utilizzare un mezzo diverso e, per quanto mi riguarda, meno adatto, rispecchia il tema che avevo in mente, ovvero il lavoro sbagliato dei centri.

(Chi non conoscesse il termine ‘centri’ può ricercarlo nel nostro gruppo e troverà abbondanza di materiale).


Ognuno dei nostri cervelli o centri è specializzato nell’affrontare una certa area della realtà: il centro istintivo ad esempio salvaguarda il corpo in ogni suo aspetto: dalla digestione, al sistema immunitario, fino ai dubbi riguardo un investimento finanziario che sembra troppo rischioso. Quello motorio balla il tango, gioca a scacchi, perfeziona la propria abilità nelle arti marziali e nel tritare velocemente una cipolla; e così via.


I nostri centri, tuttavia, non sono perfetti.


In ciascuno di noi, alcuni sono più sviluppati in essenza, alla nascita; altri meno.

Inoltre, nella nostra storia personale, alcuni vengono sviluppati, altri tralasciati.


Un bambino intellettualmente molto dotato potrebbe nascere poverissimo, in una favela, senza alcun accesso a libri o cultura, ed essere costretto a trasportare pesi fin da piccolo per sopravvivere. Il suo centro intellettuale, così promettente in essenza, avrà uno sviluppo ostacolato e gli ci vorrà molta fortuna per trovare o inventarsi occasioni di sviluppo.

La figlia di due ‘poeti’ svagati, lontani da ogni realtà materiale, distratti, potrebbe avere grossi problemi istintivi dovuti a un’alimentazione sbagliata per lei e non riconosciuta.

Il figlio di due genitori brutalmente istintivi, interessati soltanto a problemi di sopravvivenza immediata, sentirà derisi i suoi sentimenti e la sua ricerca di calore umano.

Gli esempi possibili sono infiniti: una o l’altra delle innumerevoli possibili combinazioni coinvolge ciascuno di noi.


Al capo opposto dello spettro abbiamo qualcuno che è estremamente sviluppato in essenza e viene a nascere in un ambiente che incoraggia fortemente quell’aspetto dell’essenza e lo nutre: Mozart, diciamo.


Quando un centro in noi è sottosviluppato (situazione comune praticamente a tutti), un altro centro si fa avanti per svolgere il lavoro che il primo non sa fare o non vuole fare. Esattamente come il telefono si è fatto avanti per sostituire il computer quando il mio modem si è arrestato.


Naturalmente il centro in azione, non essendo un professionista nel lavoro da svolgere, non sarà perfetto nell’esecuzione. Inoltre svolgerà il compito a modo suo, secondo ciò che è in grado di percepire - ovvero un modo di interpretare la realtà completamente diverso da quello del centro effettivamente preposto.


Il centro motorio può ad esempio provare a corteggiare una ragazza e a farle capire il proprio interesse: troverà le sue parole, i suoi modi, ma sarà certamente goffo e non saprà esprimere calore emozionale, creando situazioni al limite del ridicolo.

Il centro emozionale potrà provare a decidere della nostra dieta, in mancanza di una corretta educazione istintiva: ma in mancanza di quel senso che ci avverte che questo è buono per noi, quello è dannoso, creerà abitudini alimentari bizzarre e malsane.

Un centro intellettuale poco educato comprenderà soltanto idee iper-semplificate e, se il centro istintivo lo sostituisce, crederà soltanto a idee impoverite che rappresentino una difesa della propria presunta identità e del proprio interesse.


Il centro magnetico (l’attrazione per lo stato di presenza, che anche quando non riconosciuta ci spinge a ricercare una scuola, a leggere libri sul lavoro spirituale, a conoscere filosofia e arte con una relazione col risveglio e proveniente da esseri consci) può assumere molte forme iniziali. Una di esse è lo scontento per i propri squilibri.


Perché sono così infelice? Come mai la vita che vivo non coincide con ciò che sento dentro? Oppure: come mai gli altri sembrano riuscire senza sforzo in questo, mentre per me è un rompicapo?


Questo senso di mancanza può essere l’inizio della nostra fortuna - rappresentare il nostro incontro con uno sviluppo spirituale.


Si tratta di una visione imperfetta, un’illusione; ma può portarci nella direzione giusta.

Alinizio, uno lavorerà in modo psicologico, cercando di equilibrare i centri, risolvendo o attenuando gli squilibri più estremi.


Quando ho incontrato la scuola di cui faccio parte, il centro emozionale era quello meno sviluppato in me. Ho dovuto imparare a interessarmi alle persone (ancora faccio un po’ fatica), ad apprezzare certe forme di bellezza che mi apparivano leziose, ad ascoltare punti di vista diversi.


Una volta raggiunto un equilibrio relativo (attenzione a non diventare ossessionati da questa idea dell’equilibrio e a non perdere tutta la propria vita a limare e aggiustare), il lavoro vero e proprio, quello sulla presenza, può incominciare.

Commenti


bottom of page