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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

Il valore delle azioni


Fare qualcosa per salvare il mondo è azione migliore del comprare un’automobile nuova?


Dipende.


Ogni nostra azione proviene da un luogo specifico dentro di noi ed è frutto di uno stato. Due azioni identiche quando osservate dall’esterno possono in realtà essere di natura del tutto diversa, anche opposta, a seconda di ‘dove ci troviamo’ in quel momento.

Nella stragrande maggioranza dei casi siamo in un livello che abbiamo tante volte chiamato ‘dei molti io’.


Secondo la legge del tre (se non la conoscete cercatela in questo gruppo) un io agirà da forza attiva, richiamandone un secondo come forza contraria, e l’azione verrà decisa dall’intervento di una condizione esterna o nuovo elemento, chiamato forza neutralizzante. Voglio comprare l’automobile nuova (forza attiva), ma costa un po’ troppo per quello che mi ero prefissato (forza contraria). Il dentista mi presenta un preventivo strabiliante per rimettere a posto i denti (forza neutralizzante) e rinuncio all’auto.


L’esempio che ho appena fatto sembra in apparenza menzionare forze esterne, in realtà tutto avviene al mio interno: il desiderio dell’auto, il definire quella che mi sembra una giusta spesa per quell’acquisto, il ‘decidere’ infine che date le nuove condizioni non posso o voglio farlo. Ma ho deciso veramente qualcosa?


Il medesimo meccanismo di un io che agisce da prima forza, un secondo da forza contraria, e un terzo da neutralizzante che porta a una decisione si ripete secondo per secondo, anche adesso. Mi ha fatto appena alzare per accendere l’aria condizionata, decide quali saranno le prossime parole in questa frase, stabilisce se tu continuerai a leggere o smetterai annoiato, se sei d’accordo con quello che scrivo o meno, se ti senti soddisfatto o inappagato in questo momento, se hai voglia o meno di un caffè e via dicendo.


Questo livello viene chiamato ‘meccanico’, poiché non vi è nessuno che decide (gli io non esistono, sono delle bolle di sapone che si presentano e scoppiano subito dopo), e non vi è alcuna possibilità di controllo sulle azioni e decisioni. Come si espresse Gurdjieff, tutto si agisce in me. Più che l’essere senziente che immagino di essere sono piuttosto un campo, dove forze si scontrano creando complesse combinazioni sulle quali non posso fare nulla e anzi, nella stragrande maggioranza dei casi, nemmeno mi rendo conto del loro agire.


Se in questo stato sono impegnato a ‘fare qualcosa per salvare il mondo’, lo sarò secondo la comprensione di io soggettivi ed evanescenti. Molto improbabile che le mie azioni in questo stato ottengano un qualsiasi risultato, per non parlare di risultato positivo. Sarò una forza casuale e soggettiva, in mezzo ad altre forze casuali e soggettive, anch’esse convinte di fare qualcosa di buono.


Il livello immediatamente superiore è quello che ci siamo abituati in questa pagina a chiamare quello del Maggiordomo (il che è una semplificazione brutale, in quanto non è possibile formare quello che la quarta via chiama un Maggiordomo in assenza di un serio e duraturo lavoro di scuola: definiamo qui impropriamente e per brevità ‘maggiordomo’ qualsiasi forza, qualsiasi aggregato in noi che desideri un qualche tipo di risveglio, di vita più reale, indipendentemente dalla maturità, profondità, continuità e livello).


Quando il Maggiordomo è presente in noi - oppure uno qualsiasi dei suoi ‘antenati’ e predecessori nel lavoro spirituale: centro magnetico; io osservatore; maggiordomo interinale - allora in certi casi è questo a fare da forza attiva. Stabilisce delle pratiche e degli scopi (Come nei piccoli esercizi che proponiamo qui ogni domenica). A quel punto il ruolo di forza contraria spetta al campo dei molti io: uno o l’altro di essi verrà evocato e si sentirà minacciato, cercando quindi di dimenticare l’esercizio, o di trovare ragioni per non farlo, o di inventarsi eccezioni e modifiche che di fatto lo renderanno inutile. In questa battaglia - La Gurdjeffiana lotta del sì e del no - si inserirà la terza forza, che deciderà del risultato: potrebbe ad esempio intervenire uno shock, magari una disgrazia che ci farà improvvisamente diventare molto più seri riguardo a questo lavoro; oppure un’osservazione in cui vedo con un effetto comico e straniante la mia macchina in azione nel respingere l’esercizio, col risultato di verificare chiaramente e dolorosamente che sì, non c’è dubbio, sono proprio una macchina, non decido niente e non controllo niente.


In un’altra triade l’io del momento sarà forza attiva e il Maggiordomo fungerà da forza contraria decidendo di inibire quell’io. (Voglio vantarmi di un successo appena ottenuto, il Maggiordomo percepisce la vanità dietro a ciò che sto per dire, e decide di non farmi parlare). La terza forza in questo caso è stata un’associazione, forse generata dalla mia abitudine al lavoro, forse casuale, forse generata da un’impressione che ha risvegliato questa parte di me che vuole cambiare.


Quando sono in questo stato, vedo che prima di cambiare il mondo devo diventare qualcosa di completamente diverso e più affidabile di ciò che sono abitualmente. La vita in questo stato ha lo scopo di uscire dal livello dello stato precedente.


C’è infine il livello della consapevolezza, del Padrone, dei Centri Superiori, dell’Anima. In questo stato non è veramente importante se la mia azione è fare qualcosa per il mondo o acquistare una vettura. Da qui vedrò molte cose su cosa un individuo può fare per contribuire nel suo passaggio terreno: cosa è possibile cambiare, su cosa è necessario cambiare e su cosa deve invece necessariamente dirigersi secondo certi binari a causa di implacabili leggi - leggi superiori alla mia esistenza individuale, all’esistenza stessa dell’umanità.

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