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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

il velo

(di Jeanne C.)

Rodney Collin ha scritto: “Talvolta si è costretti a mettere da parte ciò che si è letto nei libri o sentito, e a chiedersi cosa davvero si sa per se stessi, in modo tale che tutta la nostra condotta sia guidata da questo.” È un esercizio utile, e nelle righe che seguono c’è un tentativo di spiegare, il più semplicemente possibile, le basi del mio lavoro esoterico.

Esiste qualcosa, oltre il mondo visibile, da cui tutti I fenomeni emanano. Questo qualcosa ci appare velato, e questo esilio dalla sorgente del nostro essere, il Sé Superiore, è il nostro solo vero problema.

Penetrare questo velo richiede uno specifico sforzo interiore. Che è diverso dagli sforzi per cambiare comportamento, o emozioni, o atteggiamenti (I quali sono sforzi esteriori, legati al mondo visibile della macchina). Si tratta piuttosto dello sforzo di far tacere il dialogo interno, l’identità interna, abbastanza a lungo da permettere a una realtà più oggettiva di permeare la macchina.

Il sé inferiore resisterà a questo sforzo in ogni modo possibile.

C’è bisogno di aiuto esterno (un maestro conscio, una scuola conscia, Influenza C) per sopraffare il sé inferiore in un determinato momento. Altrimenti cercheremo di fare sforzi alle nostre condizioni, e queste condizioni saranno dettate dal sé inferiore.

Lo sforzo, e il concetto stesso di ottenere qualcosa attraverso sforzo, devono essere abbandonati non appena giunge questa realtà superiore, dal momento che essi appartengono al concetto limitato di ‘Io’ che contraddistingue il mondo visibile.

Tutte le tradizioni mistiche - Sufi, Cristiana, Indu, Buddista - descrivono sia questo sforzo che la necessità di abbandonarlo. Sforzo e non-sforzo sono l’inspirazione e l’espirazione del cosmo.

“Fuori dallo spingere e dal tirare sta ciò che io sono” (Walt Whitman).

Possiamo anche dirlo con una sola parola, BE (sii); e, ancora, senza parola alcuna.

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