Immaginare, mentire, conoscere, comprendere
- Il Ricordo di Sé
- 16 lug 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Prendiamo ad esempio un recente esercizio della settimana, che suggeriva di non lamentarsi del caldo, del tempo in generale.
Posso supporre che c’è chi avrà voluto fare l’esercizio e chi non avrà voluto.
Tra quelli che hanno voluto, alcuni si saranno poi dimenticati di farlo. Altri avranno, magari due o tre volte, “fotografato” retrospettivamente dei momenti nel passato in cui si sono lasciati sfuggire un: “Ma oggi non si resiste, che afa!’ mentre avrebbero voluto evitarlo.
Qualcun altro si sarà visto nel momento una volta, o forse tre o quattro volte, senza riuscire a frenarsi.
Qualcuno sarà invece riuscito a trattenere l’espressione di malcontento.
Forse qualcuno sarà riuscito a ricordarsi di farlo tutti i giorni.
Benché statisticamente improbabile, possiamo ipotizzare una persona o due che ci sono riuscite sempre, tutte le volte, per tutta la settimana.
Possiamo anche pensare che questa persona decida poi, dato che l’esercizio le è stato utile, di continuarlo per sempre - di non lamentarsi mai più in vita sua.
Possiamo infine ipotizzare che qualche essere umano vissuto da qualche parte, in qualche epoca, sia effettivamente riuscito a non lamentarsi di nulla, per tutta la sua vita.
Se uno non intende fare l’esercizio (magari perché pensa di comprendere già tutto sull’argomento; oppure, per usare l’espressione di una persona che ci seguiva che non dimenticherò mai, perché ritiene si tratti di “esercizi per casalinghe in menopausa”, inutili, banali, troppo facili), la sua comprensione sulla faccenda sarà: Zero. Apparterrà al mondo delle opinioni, ovvero dell’immaginazione.
Se voglio essere più preciso, posso dire: 0,1 in quanto non è possibile essere completamente avulsi dalla realtà; una percentuale di verità, anche nell’immaginazione più sfrenata o nella bugia più assurda c’è, come spiegò Gurdjieff, in quanto i “mattoni” che noi utilizziamo per inventare provengono pur sempre da qualche forma indiretta di esperienza.
Se uno ci ha provato, ma non ci è mai riuscito perché si dimenticava sempre, la sua comprensione equivale a: 100.
Ha compreso una cosa: ha una misura, anche se incompleta, della difficoltà dell’esercizio e del fare esercizi in generale.
Se uno ci ha provato alcune volte, anche fallendo, 1.000. Ha consolidato la comprensione della difficoltà dell’esercizio, e ha diversi esempi concreti di casi in cui ha visto la difficoltà specifica. Ora, se lo vuole, può cominciare a elaborare delle contromisure.
Se uno ci ha provato ogni giorno, 10.000. Ha fallito, è riuscito, ha elaborato contromisure che funzionano, ha in mente un ventaglio di casi in cui si sente sollecitato a lamentarsi, conosce il sapore del lamento che per così dire chiede di uscire, ha sperimentato che questo rappresenta una perdita di energia, poiché ha esempi personali e concreti dei momenti in cui è riuscito a non esprimere e di quelli in cui ha invece espresso. Ora si conosce molto di più.
Ora immaginiamo una conversazione tra uno che non ci ha mai provato, ma ha letto molti libri sull’argomento, e uno che ha provato, ma non ha conoscenza teorica.
Utilizziamo un esempio ancora più facile. “Gli effetti della sensazione di fame sull’essere umano.”Una persona colta, abituata a ‘ragionare’ e con una buona capacità d’espressione e un’altra che non si esprime bene, illetterata, ma che la fame l’ha sperimentata sul serio, a lungo e tragicamente.
Una conoscenza soltanto teorica tenderà ad essere quello che la quarta via definisce ‘immaginazione’. Se questo teorico parlerà durante la conversazione, ‘spiegando’ i sintomi della fame, si tratterà di quello che la quarta via chiama ‘mentire’: parlare di ciò che non si conosce (a meno che la persona stessa non abbia ben chiaro che sta esponendo teorie, ovvero ipotesi non verificate oppure non ancora verificate, in corso di verifica).
Paradossalmente, l’illetterato che invece ha sperimentato la fame in prima persona, a molte domande potrebbe rispondere con un semplice “Non lo so” perché non sa spiegare, non ha sviluppato un’abilità di verbalizzare. Ma la sua conoscenza è di tutt’altra pasta rispetto a quella dell’altro. Lui sa. La sua essenza sa, in quanto l’essenza si costruisce attraverso esperienze, mentre la personalità in nozioni. Ecco perché a volte abbiamo la certezza che qualcuno che ci parla con argomenti anche molto convincenti in realtà non sa nulla, e un’altra persona, apparentemente semplice e rozza, invece sa.
Se quest’uomo che ha sperimentato imparerà a leggere e scrivere, e comincerà a studiare anche la teoria, la sua comprensione aumenterà.
Se l’uomo che ha letto libri sperimenterà su se stesso la vera fame, acquisirà finalmente comprensione, e tutte le informazioni già presenti in lui assumeranno una luce del tutto nuova.
Questa idea è tra le considerazioni che ci hanno fatto decidere che soltanto gli amministratori possono postare, e che la polemica o anche solo il confronto di diverse opinioni non ha spazio qui - per preservare il livello dell’informazione.
Dove sono le isole Andamane? C’è chi non ne ha idea, chi va a vedere sulla mappa del navigatore (Ah, ecco, sono qui), c’è chi ha letto qualcosa su di esse, chi ha letto molto su di esse, chi c’è stato una volta in vacanza, chi dieci volte, chi ci vive.
Vi invito a riflettere su questo. Vi invito sempre a riflettere sui corollari di quello che scriviamo: nonostante ci impegniamo ad essere chiari, semplici e, per quanto possibile, completi, è nelle conseguenze non dette di ciò che scriviamo che sta la parte più nutriente.








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