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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

Interrompere l'inerzia della macchina

(di Giacomo Bardazzi)

Il sé inferiore è nel suo elemento quando non c'è presenza.

Una volta che entra in quello stato vi si stabilisce e ne tiene il controllo mantenendo un' inerzia inconscia nella macchina.

La vignetta sotto è un'amara caricatura della nostra realtà nel secondo stato, che non si discosta di molto da quella degli altri esseri viventi, e dove i nostri pensieri, movimenti e emozioni si susseguono in un ciclo continuo e uguale.

È certo che tale stato dev'essere visto, e per essere visto è necessario una serie di stati più elevati di consapevolezza che ne possano verificare la realtà.

Nel momento in cui tale verifica è sufficientemente forte, c'è anche bisogno di arrivare al punto in cui se ne è sufficientemente stanchi.

Quando questi due aspetti coesistono si arriva alla comprensione della necessità di interrompere la meccanicità.

Se sono onesto con me stesso posso dire che gran parte della mia giornata la passo in immaginazione. Alcune 'situazioni classiche' dove, più che in altre, ho potuto vedere l'inerzia del secondo stato sono durante i pasti, quando ho fretta, davanti al computer o al telefono, in tutte le attività connesse al luogo 'bagno', mentre guido, mentre parlo.

Un altro caso vocato all'inerzia è quando passo da un'azione a un'altra, e prima della fine di una sono con la mente e con il centro motorio già nella successiva: chiudo una porta e con la mano ancora sulla maniglia sono già a prendere quel libro dallo scaffale. Quando cucino, poggiando un piatto sul tavolo sto insieme aprendo il frigorifero. Quando ascolto qualcuno parlare interrompo o so già cosa rispondo prima di aver finito di ascoltare.

La via d'uscita è data principalmente dalla stanchezza di tutto ciò e da un profondo desiderio di esserci. Ciò attiva la parte in me che lavora inserendo sveglie o esercizi in queste aree: provo a stare più nei re dei centri, mi do lo scopo di fare una cosa per volta o non intraprendere un'azione fin quando quella precedente non è terminata, metto le posate sul piatto è prendo un sorso d'acqua dopo ogni boccone. Provo ad ascoltare fino in fondo chi sta parlando prima di rispondere.

Un aiuto esterno a interrompere l'inerzia arriva dall'alto, nel momento in cui si stabilisce una propria connessione con ciò che non è la macchina, si sviluppa una sensibilità verso 'shock' più o meno evidenti ci spingono a ricordare chi siamo.

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