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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

Invecchiare

Invecchiare è una delle inevitabili forze contrarie della vita sulla terra che mette alla prova il nostro ritratto immaginario. Lo vedo in me, lo vedo nei miei genitori, lo vedo nelle persone intorno a me che in questo periodo stanno passando da una fase adulta a una fase matura, oltre il “mezzo del cammin di nostra vita”. Trascorriamo buona parte della giovinezza a costruire la nostra falsa personalità, che si basa su alcune caratteristiche, cose che sappiamo o pensiamo di saper fare, effetti che abbiamo sulle altre persone. Poi, arriva un momento in cui ci rendiamo conto che la macchina sta declinando, il rapporto stimolo risposta cambia, diventando in alcuni aspetti meno efficace, o semplicemente diverso. Chi fa un lavoro su di sé capirà molto probabilmente che questa è una grande opportunità. Lasciare andare pezzi di noi che sono falsi, per diventare chi siamo ancora di più. Ma nello stesso tempo, per la macchina è uno shock che va riconosciuto (non respinto) e affrontato come tale, con onestà. Alcuni centri magnetici si attivano proprio grazie a questo shock e cercano un percorso di consapevolezza. Per altri già in cammino è un’occasione di approfondire il lavoro. La morte è chiaramente più vicina e respingere questa verità diventa più difficile. Nella scuola lavoriamo con l’io di lavoro TIME (tempo), per ricordarci la brevità della vita. Il Maestro dice che per un uomo numero quattro la morte rappresenta la fine delle opportunità di fare sforzi per essere presenti in questa vita. A volte, l’invecchiamento rappresenta una sveglia, per comprendere più in profondità che il tempo che abbiamo a disposizione è poco e prezioso, non bisogna sprecarlo. Quello che osservo è che l’unica possibilità che ho di usare bene questo tempo è accettare di lasciare indietro il ritratto immaginario e cogliere ogni occasione di sofferenza causata da questo shock (con l’auto commiserazione, l’auto deprecazione e le altre forme di identificazione che ne conseguono) per essere presente. Prendersi cura della salute della macchina è ovviamente utile e necessario, ma invece di inseguire solo l’efficienza del centro motorio e istintivo, o di disperarsi per la sua crescente inefficienza (non digerisco più come prima, mi fa male il ginocchio se lo sforzo troppo), provo a essere attenta a coltivare il centro emozionale. Chissà che riesca a non invecchiare mai.

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