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io di lavoro e cuore puro

(di Giacomo Bardazzi)

"Dobbiamo unire alla preghiera il potere di rigettare i pensieri maligni. In questo modo ripuliremo il nostro cuore dalla malvagità purificandolo e rendendolo più bello".

Filocalia

Due aspetti interconnessi del lavoro sono, da un lato il portare nella nostra giornata degli io di lavoro, o impulsi che ci riportano al momento presente; dall'altro il ripulirsi dall'immaginazione, dai 'diecimila io' che ci tengono come ovattati, separati dalla realtà.

Questa seconda parte è ciò che viene anche chiamata 'purificazione del cuore', che è necessaria per avere sufficiente spazio tra gli io meccanici perché gli io di lavoro possano entrare con forza. È un po' come la necessità nella semina di togliere le erbacce per non far soffocare i semi.

Nella letteratura esoterica la verginità è associata con la purezza di non essere sedotti dai molti io, e la Vergine Maria rappresenta così il nove di cuori da cui può essere generato Gesù, il maggiordomo - il corpo degli io di lavoro.

È possibile verificare che se usiamo un io di lavoro in un momento in cui 'il cuore è più puro', un io meccanico arriverà comunque tentando di portarci via, ma se proviamo a restare con l'io di lavoro, o a portarne un altro in sequenza, vedremo che gli io meccanici hanno un'energia limitata. Quindi non dandogli ascolto, evaporano.

Quest'ultima considerazione ci riporta al principio alchemico che per fare l'oro ci vuole oro, ossia ci dice che per essere presenti bisogna essere già un po' presenti. E ci dà anche un suggerimento su dove mettere la nostra identità, poiché al di là di ogni io di autocommiserazione che dice che non riusciamo a ricordarci di noi, e che brancoliamo nel buio, ogni volta che ricordiamo di provare ad esserci, lì c'è almeno l'ombra di ciò che realmente siamo. Riconoscerne il sapore e provare a risiedervi è il nostro lavoro e privilegio momento per momento.

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