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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

Ispirazione creativa e Presenza

Il post di oggi risponde alla domanda di Jacopo Bottani. È passato un po' di tempo dalla domanda, ma spero che possa essere ancora attuale.

“Buongiorno, vorrei avere qualche spunto sull'ispirazione e sul vivere l'ispirazione creativa con presenza. Spesso mi capita di lavorare creativamente soprattutto guidando altre persone. L'impressione è quella - retrospettivamente - di entrare in una "zona" extraquotidiana, entra in gioco il "me" conduttore. È un io illusorio, evidentemente, temporaneo, e in parte anche automatico, sicuramente. Mi chiedo però: da quella "zona" mi pare mi arrivino più facilmente intuizioni creative, risposte, spunti. Non so da dove arrivino, perché non uso troppo intenzionalmente il pensiero razionale. È qualcosa di sognante credo, che mescola molto velocemente intuito e ragione. Quello che mi pare è che se mi ricordo di me in quelle situazioni, in qualche modo esco da questo flusso, che si arresta. Forse la risposta è che il flusso non è un vero flusso ispirato, o lo è in parte se io sono in realtà dentro un automatismo… Però mi pare anche che la bontà dei risultati sia indicatrice di qualcosa che effettivamente succede. Intendo con buoni risultati: associazioni che si rivelano poi giuste, legate al processo, esperienze che liberano energia per me e per i partecipanti, senso di maggiore armonia e di scoperta. È tutto un'illusione? Grazie

Quindi, chiedo anche a chi pratica vie artistiche: cosa vuol dire per voi praticare la presenza quando create o lavorate? Cosa vi succede, come vi tenete attaccati al ricordo di voi?”

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L'osservazione di Jacopo copre buona parte del post, ma ho deciso di lasciarla per intero, perché credo che in molti si potranno riconoscere. Inoltre, rilancia un'altra domanda a coloro che lavorano con l'arte, tra cui ci sono parecchi studenti di questa scuola. Magari potranno rispondere a loro volta.

Per me, ciò che descrivi ha il sapore di un'esperienza vissuta in essenza e nel centro emozionale, in cui viene usata l'energia sessuale per scopi creativi.

Se capisco bene, la tua osservazione è che se entra il ricordo di sé, questo flusso quasi magico si ferma. Provo a dare un'interpretazione secondo la mia esperienza. Quel tipo di magia mi fa pensare a certe identificazioni quasi ipnotiche. Senz'altro si tratta di uno stato alto, in cui circola idrogeno 12. Ma è Presenza? Se in quello stato riesci a sentire i tuoi piedi sulla terra, a non credere agli io, a osservare te stesso, direi che si tratta di un grado di Presenza. Se l'introduzione di questi esercizi intenzionali, tende a smorzare la magia, probabilmente sei in un bellissimo stato di fascino. Il tuo centro emozionale sta funzionando con idrogeno 12, pertanto ti dà percezioni e intuizioni superiori. Ma sei ancora nella macchina.

Credo che quando riuscirai a inserire la Presenza senza fermare il flusso - e se ci provi, prima o poi ci riuscirai, magari con l'aiuto di una scuola - sarà un'esperienza ancora più profonda. Non sempre travolgente, con i fuochi d'artificio, ma più vera.

Ciò che distingue l'arte oggettiva è proprio il fatto che è creata in uno stato di Presenza e restituisce quell'energia quando la si contempla, soprattutto se con Presenza.

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