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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

L'illusione del controllo

(di Vale Lama)

Alla nostra macchina piace l’idea di ‘avere il controllo’. Ognuna a modo suo. Non solo banalmente sull’andamento dei piani che facciamo o sull’ordine delle cose che ci circondano, quanto in modo più sottile sull’impatto emotivo che qualcosa avrà su di noi. Non vogliamo essere colti di sorpresa da un evento emotivamente dirompente che potremmo non saper gestire. Credo che questa sia una paura che alberga in molti cuori, in molti centri emozionali e istintivi.

Ho verificato che il bisogno di controllo si associa alla volontà di mantenere il ritratto immaginario, sono una persona ordinata quindi la mia casa non può essere in disordine, sono bravo nel mio lavoro quindi non posso venire ripreso per aver commesso un errore, sono una brava mamma quindi non posso avere un figlio scapestrato ecc., ma potrei spingermi a dire che il controllo agisce come uno scudo contro la perdita dell’identità, se non sono una persona ordinata, se non sono bravo nel mio lavoro, se non sono una brava mamma, allora chi sono? La falla è che questa identità, come il controllo, è illusoria.

Ho imparato a riconoscere l’inquietudine che nasce dal desiderio di controllo. Una tensione nervosa che ci impedisce spesso di godere il momento e naturalmente di essere presenti.

Ci porta a pensare di dover intervenire su ciò che accade, per evitare che accada, piuttosto che sul nostro atteggiamento verso di esso. Devo impedire che la casa sia disordinata, che si verifichi un errore nel mio lavoro, che mio figlio si dimostri scapestrato. Su questo si focalizza lo sforzo di controllare.

Quando parla di ‘controllo’, il mio Maestro lo fa solo rivolgendosi al sé inferiore. Ci invita a ‘controllare’ le passioni, il centro istintivo, i molti io. Non perché non si manifestino, ma perché non prendano il sopravvento e ci portino via dal momento.

Il controllo sui nostri progetti, sui figli, sul destino, quello non è contemplato.

Il manuale di Epitteto inizia così:

“Tra le cose che esistono, le une dipendono da noi, le altre non dipendono da noi. Dipendono da noi: giudizio di valore, impulso ad agire, desiderio, avversione, e in una parola, tutti quelli che sono propriamente fatti nostri. Non dipendono da noi: il corpo, i nostri possedimenti, le opinioni che gli altri hanno di noi, le cariche pubbliche e, in una parola, tutti quelli che non sono propriamente fatti nostri».

«Ricordati dunque che, se credi che le cose che sono per natura in uno stato di schiavitù siano libere e che le cose che ti sono estranee siano tue, sarai ostacolato nell'agire, ti troverai in uno stato di tristezza e di inquietudine, e rimprovererai dio e gli uomini. Se al contrario pensi che sia tuo solo ciò che è tuo, e che ciò che ti è estraneo - come in effetti è - ti sia estraneo, nessuno potrà più esercitare alcuna costrizione su di te, nessuno potrà più ostacolarti, non muoverai più rimproveri a nessuno, non accuserai più nessuno, non farai più nulla contro la tua volontà, nessuno ti danneggerà, non avrai più nemici, perché non subirai più alcun danno».

Potrebbe essere d’ispirazione nel formulare i buoni propositi per il nuovo anno. Cerchiamo di scegliere qualcosa che davvero sta o potrebbe stare sotto il nostro controllo.

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