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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

L’intensità del momento


Quando queste righe saranno pubblicate sarò in volo, diretto verso un altro continente, dove vivrò qualche anno. In questi giorni mi sono aggirato per Roma con la consapevolezza che sono gli ultimi in cui passeggio in una città che è stata mia per sei anni. Tornerò, ma da straniero, non sarà più la stessa cosa. Non è mai la stessa cosa, secondo dopo secondo gli istanti si susseguono in modo fluido, mai uguali, come il fiume di cui parlò il saggio Eraclito. Cambia il corpo, cambia la mente, cambiano situazioni e possibilità.


Vado perché devo andare, perché il mio play - il copione che è stato scritto per me affinché mi sia possibile risvegliarmi, lo impone. Il sapere di dover partire rende ogni momento, ogni scorcio, ogni finestra che scorgo, ogni ramo di albero con una foglia gialla che come me si staccherà presto, intenso. Questa emozione è reale, mentre è irreale l’aspettativa che le situazioni si ripeteranno uguali, indefinitamente. È questa speciale intensità che uno studente di quarta via ricerca, ed è questo il principale motivo per cui le cose accadono in questo modo.

Ouspensky scrisse che ogni addio porta in sé un elemento di morte. Questi cambiamenti sono prefigurazioni di qualcosa che, prima di quanto pensiamo, abbandoneremo: ciò che la quarta via chiama macchina: il mio corpo, le mie conoscenze, i miei pensieri, le mie sensazioni, i miei sentimenti.


Non ci possiamo affidare a nessuna di queste esperienze impermanenti. Possiamo solo attraversarle come un aliante portato dalle correnti, ed è questo volo instabile ad essere eterno.


Gurdjieff è uno dei maestri che hanno accennato alla possibilità di conquistarsi un’anima, qualcosa che permanga dopo la fine della macchina. In pochi lo prendono sul serio, persino tra chi lo segue: persi nei dettagli di questo o quell’esercizio che lui affidò a qualche persona particolare, e che sarebbe del tutto inutile a me adesso; o nella ricerca di idee e teorie, sempre più complesse, e sempre più segrete, che non fanno altro che alimentare la nostra immaginazione e rappresentano infatti il modo in cui il nostro sé inferiore perpetua se stesso facendoci illudere di stare lavorando a un progresso spirituale. Si può essere complessi e superficiali; semplici e profondi.


La realtà è semplice: posso essere presente adesso, nel modo più semplice e diretto possibile, e il resto è immaginazione, sonno e perdita di tempo. La risposta è dentro a questo istante, non altrove.

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