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La camicia bruciata.

Stanotte ho dormito male, mi sono svegliato con il mal di testa, e con il centro istintivo che influenza tutti i miei pensieri, incupendoli, rispetto alla giornata che sta per cominciare. Mi avvicino alla finestra - la apro e vedo la mia automobile lavata ieri coperta di terra e sabbia portata dal forte vento di questi giorni. Gli io diventano sempre più cupi. Ci risiamo - l'universo ce l'ha con me.

Al di là della gravità della situazione che genera attrito, quando mi identifico con essa e ci rimango impantanato, comincio a lavorarci con il centro intellettuale, per accendere quello emozionale, andando a ricercare materiale sul soggetto, qualcosa che possa ispirarmi.

Oggi quasi subito mi imbatto in questa citazione di Rumi: "Quando la mente vuole lamentarsi, fai l'opposto - ringrazia".

Mi viene alla mente una situazione di molti anni fa quando, giovane studente, abitavo in una casa adibita all'insegnamento. Venne in visita uno studente anziano, sia in tempo nella scuola che in età. Per questo cercavamo di aiutarlo nelle piccole cose, e io mi offrii di stirargli la camicia, una bella camicia di seta. Non ero per nulla uno stiratore esperto - per farla breve, nel processo mi accorsi di aver bruciato un pezzetto di tessuto che aveva ora il marchio inequivocabile della punta del ferro. La cosa mi portò in una profonda identificazione, e non sapendo come gestire la cosa, la respinsi: gli rimisi semplicemente in camera la camicia stirata e bruciata, sperando che in qualche modo la cosa passasse inosservata. Quando la sera rividi lo studente nel salone in mezzo ad altri amici, non potei che andargli incontro per raccontargli e scusarmi, ma non feci in tempo a farlo perché lui mi accolse con un - 'grazie' - con la dolcezza usuale che lo contraddistingueva. Per me fu chiaro che il ringraziarmi apparentemente senza motivo era il modo sincero in cui lui lavorò con quell'attrito e ovviamente non ci fu bisogno di parlare di cio di cui era accaduto.

Fu per me un insegnamento, oltre che un momento di presenza profonda.

I nostri centri inferiori non comprenderanno mai che nell'attrito c'è una grande possibilità, se non l'unica possibilità di risveglio.

Da un certo punto di vista gli io peggiori ci vengono messi lì per risvegliarci.

Certo è scomodo. Uno dei motivi per cui è difficile trasformare l'attrito o la negatività è perché spesso il desiderio di lavorarci viene dalla stessa parte di noi che vorrebbe che essi se ne andassero. E questo non fa che peggiorare le cose.

Le seguenti citazioni sono ciò che mi ha aiutato oggi. Provengono tutte dal mio maestro.

"Si è più svegli quando si trasforma la sofferenza e più addormentati quando ce ne lamentiamo".

"Quando uno realizza che l'auto commiserazione è un veleno, non vi è più posto per essa".

"Per essere dove si è, ognuno deve scegliere il ricordo di sé invece dell'auto commiserazione - la barriera finale".

"Avete bisogno di attrito perché siete addormentati. L'essenza non capisce questa idea a causa del dominio femminile e ha la tendenza a lasciarsi andare all'auto commiserazione piuttosto che ricordare se stessa".

"Il punto è - o ricordo di sé o auto commiserazione".

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