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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

la crescita del centro magnetico

Gurdjieff spiegò che una volta che una persona è abbastanza esposta alle Influenze B (ovvero influenze che all’origine erano consapevoli, come religioni, filosofie, discipline, forme d’arte consce originariamente, ma poi diluite e mescolate con la corrente della vita ordinaria), allora comincia a coagularsi nel suo essere un gruppo di ‘io’ che chiamò ‘centro magnetico’, poiché è magneticamente attratto verso di esse.

La funzione del centro magnetico è permettere l’accostamento a una scuola. A quel punto, la ricerca di Influenza B si trasformerà in contatto con l’Influenza C, influenza pienamente conscia sia nella sua origine, che nel suo effetto.

Una persona che ha sviluppato un centro magnetico deve avere molta fortuna per poter toccare la porta di una vera scuola.

Questo gruppo Facebook e le iniziative ad esso collegate, come le conferenze, mi ha messo in contatto diretto con moltissime persone che hanno un centro magnetico (non stareste leggendo queste pagine, se non lo aveste).

Per molti anni ho compreso il centro magnetico come una lenta e graduale trasformazione dell’essere: una maturazione. Recentemente, ho cominciato ad utilizzare un diverso modello: quello di un sistema - come le vene nel corpo, o le strade in una città - che ha dei blocchi. La maturazione del centro magnetico è la rimozione, uno ad uno, di questi blocchi. In realtà, questa rimozione continua anche dopo che uno ha raggiunto una scuola. Una persona può essere colta, brillante, profonda e sensibile, ma questo non aiuterà nel momento in cui questi blocchi si frapporranno inesorabilmente come forza contraria tra lei e la possibile decisione di unirsi a una scuola - o di continuare nel proprio percorso.

Per chiarirmi, elencherò qualcuno dei blocchi più frequenti - un altro modo di vederli è: atteggiamenti - che ho incontrato.

Per poter riconoscere lo stato di presenza, è necessario averlo provato.

Direi che tutti hanno provato un terzo stato nella loro vita. Un centro magnetico, però, comincia a riconoscere: sì, quello era uno stato speciale, e desiderabile. Per molte persone, lo stato di presenza che hanno sperimentato da bambini la prima volta che hanno visto il mare non è riconosciuto; oppure non è considerato abbastanza significativo, o desiderabile. Questo primo blocco impedisce la creazione di un centro magnetico.

Al momento dell’incontro con una scuola, una persona potrebbe non aver sistemato a sufficienza il ‘Buon padre di famiglia’ (Altro concetto spiegato da Gurdjieff). Cioè, non essere finanziariamente autosufficiente e non avere pertanto vera libertà di decisione. A quel punto possono succedere varie cose: o l’individuo decide di buttarsi anche se non è pronto (nessuno, mai, è sufficientemente pronto a un lavoro esoterico) e, trovandosi in una scuola, ma con questo aspetto carente, sperimenterà le speciali difficoltà e opportunità che questo status porta con sé; oppure rinuncerà alla scuola. O anche, potrebbe dirsi “Ora non sono pronto, entrerò tra tre o sei mesi, quando avrò un lavoro, sarò più sistemato.” Quest’ultima opzione, però, non tiene conto che al ritmo di un ‘io’ diverso ogni tre secondi, tre o sei mesi sono un tempo eterno in cui la probabilità di ricordarsi di uno scopo come entrare in una scuola (ricordarsi con tutti I centri, con tutta la comprensione che si aveva nel momento della prima decisione) sono infinitamente piccole.

Un altro ostacolo è l’avere una macchina eccessivamente sbilanciata. Tutte le macchine lo sono: ma esiste un limite oltre il quale il poter ricevere un’influenza di scuola diventa quasi impossibile.

Un centro intellettuale ineducato e rozzo, che comprende solo il ragionamento molto elementare.

Un centro emozionale troppo fragile.

Regine così prepotenti che riducono la capacità di attenzione a un paio di secondi, e poi trascinano in emozioni e pensieri estremi.

Un altro blocco è un centro magnetico costruito nelle regine dei centri, invece che nei re. Una persona che desidera conoscere, sapere, sperimentare a tal punto, che, anche dopo aver incontrato una scuola non vorrà fermare la ricerca, ma proseguirà oltre, desiderando questo stato di sperimentazione in eterno. Una caccia al tesoro che continua anche dopo aver trovato il tesoro.

Ancora un ostacolo lo abbiamo nelle idee formatorie rispetto a ciò che una scuola dovrebbe essere. Il futuro studente, invece di desiderare di apprendere cosa è una scuola, come funziona, cosa richiede, ha già una sua idea, formata da letture, pensieri, di come il maestro dovrebbe essere, di come una scuola dovrebbe essere organizzata. In altre parole vuole insegnare, non apprendere, vorrebbe una scuola che riflette proprio quegli aspetti meccanici che ora non può vedere e che lo tengono nel sonno.

Questo ostacolo si inserisce in un ambito più grande, che potremmo definire ‘Non saper o non voler rinunciare all’auto-volontà’. In una scuola, si osserva e riconosce che ciò che abbiamo finora chiamato volontà non è che un moto meccanico risultante dal garbuglio dei nostri desideri, da cui di tanto in tanto emerge un ‘io’ più forte degli altri. Chiamiamo quest’io: ho deciso. Voglio. So cosa devo fare, e così via. In ambito di scuola, si rinuncia per un certo periodo a questa pseudo volontà per sottoporsi alla volontà di un maestro. Suona pericoloso, non è vero? Ma succede in qualsiasi scuola: di matematica, di violino, di ricamo.

L’ostacolo più grande, credo, viene da atteggiamenti di vanità. Se una persona ritiene di sapere già, non imparerà. Se ritiene di essere consapevole, non diventerà consapevole. Una profonda comprensione della propria nullità è necessaria. Un vero stato di umiltà è una conquista molto alta, e ogni persona davanti all’ingresso di una scuola porta con sé un fardello di vanità che sarà destinato a ridursi giorno dopo giorno. Ma qualche granello di questa vanità deve essere gettato via sin dall’inizio. Ci deve essere il riconoscimento del fatto che ‘Questa gente ha compreso più di me’, oppure che ‘Possono aiutarmi ad andare dove voglio andare.”

Il blocco più inesorabile e quasi definitivo, che rientra in questo gruppo, è quello formato da persone che sono state in passato in una scuola, ne hanno tratto qualche esperienza, e si sono fermate in qualche punto, considerandolo sufficiente. Per loro, se vorranno ricominciare, sarà necessario un bagno di umiltà, il rivedere idee che si sono solidificate prepotentemente, e qualche sofferenza emozionale.

Tutti questi atteggiamenti che ho descritto (altri sarebbero possibili, mi fermo per non dilungarmi troppo), appartengono all’essere.

Siamo abituati a valutare le persone In base a conoscenza, intelligenza, e così via. Ma alla fine è l’essere che ci porta ad avere un destino o un altro.

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