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La malattia del domani

  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 12 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Gurdjieff parlò della ‘malattia del domani’, ponendola come ostacolo al risveglio. All’inizio, quando lessi questo termine prima di incominciare un lavoro di scuola, pensai al non affrontare subito quello che deve essere affrontato ora, al procrastinare.


Effettivamente, quando ho iniziato il mio percorso di auto osservazione, ho visto molte cose che non conoscevo riguardo al meccanismo del rimandare. Una di queste è l’illusione che oggetti, luoghi, persone ed eventi siano in una relazione statica, sempre disponibile. Quindi non lo faccio oggi, ma ‘domani’, o tra un’ora, o dopo cena, quando mi arriva lo stipendio, dopo le vacanze, con l’anno nuovo, e così via. Ci illudiamo che ciò che è disponibile ora sarà disponibile allora, ma quasi mai è così. Le ruote siderali girano e ‘domani’ le condizioni saranno diverse. Ricordo ancora il beauty case dimenticato a casa mia da un amico in visita: “Lo passo a riprendere sabato prossimo, dato che devo tornare.” L’amico è morto in un incidente stradale e il beauty case è rimasto congelato, senza padrone né scopo.


Soprattutto, ciò che sarà diverso domani, sono i miei ‘io’. Noi - ce lo scordiamo di continuo - non siamo unificati. ‘Domani’, ovvero tra tre secondi, saremo, a tutti gli effetti, un’altra persona.


Per molti anni ho lavorato come espositore in qualche fiera. Le fiere sono luoghi grandi, pieni di persone, di cose da fare, da vedere, di appuntamenti. Ho imparato, come ben presto apprende qualsiasi espositore, anche se non ha idea del lavoro per raggiungere la consapevolezza, che se qualcuno dice: “Ora sono impegnato, passo più tardi”, o domani, o nel pomeriggio, eccetera; non passerà mai, verrà ingoiato da un vortice spazio-temporale. (È questo il ‘mentire’ secondo la quarta via: pensare che, ad esempio, ‘passerò domani’).

Similmente, quando vivevo ad Amsterdam frequentavo un bar, molto grande e pieno di gente, dove i camerieri giravano con una specie di telefonino in cui prendevano gli ordini, che andavano direttamente in cucina. L’ordine veniva pronto in un vassoio con uno scontrino che riportava il numero del tavolo, e il primo cameriere che passava te lo portava. Sistema estremamente pratico ed efficiente.


L’acqua, però, era gratis, quindi non veniva segnata nel telefono. Ho visto questa scena molte volte: il cameriere diceva: “Acqua? Questa te la porto subito io”, si avvicinava al bancone, qualcuno gli allungava un vassoio per qualcun altro, e voilà, acqua dimenticata per sempre.


Chi non è stato all’Ikea? La nostra realtà quotidiana è altrettanto labirintica, e quello che sembra a portata di mano, improvvisamente viene dimenticato. Quando, più tardi, ricordiamo, le cose sono immensamente più difficili, la corsia dove si trova il nostro oggetto, che era proprio qui, si nasconde in qualche dimensione inaccessibile.


Oggi, però, dopo molti ‘domani’, penso alla malattia del domani in modo diverso. Sarà perché proprio da oggi sono ufficialmente in pensione, e quindi ho avuto modo di riflettere al mio uso del tempo e ai miei propositi futuri su come usare il tempo.

Nel corso della mia attività lavorativa ho sviluppato la tendenza a fare prontamente, non rimandare. Chiudere tutto quello che si può chiudere.


Da questo punto di vista, potrei dire che si tratta di un comportamento virtuoso, proprio in linea con l’osservazione di Gurdjieff.


Ho però sviluppato un modo totalmente meccanico di farlo, che ha portato con sé molte nuove forme di sonno. Sempre impegnato a preparare qualche evento futuro, a chiudere qualche situazione, ho disimparato a godermi il momento presente.

Per me, oggi, il pericolo insito nella malattia del domani è il dimenticare che questo momento, questo luogo, è interessante - sempre.


L’efficienza è una virtù. È però secondaria rispetto al senso di ‘Io sono qui.’ Quello non può mancare. E dietro l’apparente inefficienza di un ritmo più lento, più consapevole, più pronto ad apprezzare il canto di un uccello, la bellezza del cornicione antico di un palazzo, la comicità di un cucciolo di cane che annusa un fiore, si nasconde non solo il segreto di fare molti meno errori e quindi guadagnare tempo, ma il senso della nostra vita su questo pianeta.


Bisogna che da oggi in poi mi ricordi che questo momento, questo luogo, non sono meno belli o meno importanti della prossima mossa. Proviamo.

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