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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

la quiete della mente

Abbiamo parlato di quiete della mente come condizione favorevole alla presenza. Tutti sperimentiamo momenti più agitati ed altri più quieti, e sappiamo come ci sia più facile osservare ciò che ci sta intorno e godere del momento quando c’è quiete interiore.

Siamo fatti di tante parti, si è detto. A volte in noi c’è qualcosa come un bambino che piange e si lamenta di tutto. Qualcuno che non potremmo, per esempio, portare a un concerto, perché rovinerebbe il piacere a noi e agli altri. In altri momenti ci ritroviamo più sereni e ricettivi.

Questi momenti di magica quiete li associamo a una serenità senza preoccupazioni, una eterna vacanza che solo chi è ricco e privilegiato e può permettersi. Sedere quieto ad osservare un bel tramonto, con un bicchiere in mano, di fronte a una spiaggia meravigliosa. Una vita che a noi non è data.

Se solo avessi più tempo. Se solo avessi meno problemi.

Ma è realisticamente possibile mantenere uno stato di relativo silenzio della mente in mezzo a una vita di impegni quotidiani, lavoro, figli, studio, problemi economici o di salute?

Sì e no. Gli ‘io’, i pensieri, anche difficili, non si fermeranno mai (si insinueranno anche quando ci troveremo a osservare un bel tramonto, con un bicchiere in mano).

È però possibile separarsi da essi, non permettere che turbino il cuore di ciò che siamo. All’interno di una tempesta agitata, trovare un punto calmo. Assistere alle preoccupazioni che passano, ma non toccano questa parte profonda.

Come nell’immagine di Buddha che, pur assalito e pressato da una miriade di figure, sosta immobile in uno spazio ordinato e tranquillo, senza esserne travolto. Sì, è possibile.

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