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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

Le idee e la vita


Quando, da ragazzo, leggevo di Gurdjieff e delle idee della quarta via, una cosa mi era chiara: tutta la mia vita è inconsapevole e esiste, forse, la possibilità di cambiare totalmente, di vivere in un altro modo, diventare un altro tipo di essere.

La frattura tra la mia vita percepita e quella desiderata era totale.

La sensazione è rimasta invariata anche diversi anni dopo aver cominciato un lavoro serio: “Io sono da questa parte del muro, la parte interamente meccanica e, dall’altra parte, esiste un mondo di possibilità magiche alle quali, forse, potrò un giorno accedere, ma che adesso risultano inaccessibili.”


Passati diversi anni, e formatosi qualcosa di più solido, che possiamo chiamare “centro di gravità permanente”, ovvero il lavoro su di sé come priorità, o, “Maggiordomo”, che significa più o meno la stessa cosa, nonostante l’esperienza e la conoscenza guadagnate, che hanno prodotto uno sguardo completamente diverso nei confronti della realtà, è rimasta in qualche modo questa spiacevole sensazione (rafforzata da innumerevoli umilianti osservazioni sul mio agire meccanico): io sono chiuso in una stanza, e intanto il tesoro si trova in un altro luogo. Riuscirò mai ad accedervi?


Il modo con cui mi percepisco, con cui penso a me stesso, come ‘sento’ me stesso, è una delle facoltà più antiche nella storia personale di un individuo, appresa nei primi mesi o giorni di vita. È quindi estremamente difficile da modificare. Tutte le nostre manifestazioni che chiamiamo ‘meccaniche’ sono abitudini formatesi da bambino o da adolescente, sono percezioni soggettive alla cui radice è necessario tornare se vogliamo sradicarle o correggerle secondo un piano intenzionale. Ma questa sensazione di se stessi è una delle più arcaiche, alla base della nostra percezione di qualsiasi cosa. Chi sono, cosa sono?

Ed è proprio su questa sensazione che il vero lavoro interviene.


- Per tutta la prima parte della mia vita sono uno o l’altro dei miei molti ‘io’.

- Dopo l’incontro con il lavoro spirituale e una scuola sono, per qualche tempo, il Maggiordomo: il tentativo, sempre più sincero, forte, organizzato, esperto, di uscire dalla meccanicità.


Il maggiordomo incorpora sempre più parti di me stesso nel tentativo di esporle alla luce della consapevolezza - impresa difficile e quasi disperata, come una circumnavigazione della terra su una barca a vela. Questo lavoro rivela un numero sempre crescente di aspetti meccanici, che sembrano non finire mai. Più si lavora, più la meta sembra lontana.

La verità è che il Maggiordomo può solo rimuovere ostacoli, togliere sassi e foglie secche dal viale, pulire le finestre, preparare la casa per l’arrivo del Padrone. È il Padrone che deve arrivare, di sua volontà (e il motivo principale perché non si presenta è perché la casa non è ben preparata per lui).


Il Padrone piò giungere a una condizione: che io mi renda conto di essere il Padrone. Sono Io il Padrone. Non il mio corpo, non quello che penso, non i miei sentimenti, non le mie percezioni, non i miei sforzi per svegliarmi. Ma questa sensazione che talvolta affiora spontaneamente. Puoi sentirla?

“Questa ‘regione della verità’ non si deve investigare come qualcosa di esterno a noi, e quindi conosciuto solo imperfettamente.”

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