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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

Le ottave e gli shock


Nel linguaggio della quarta via i processi si chiamano Ottave, poiché si dividono in sette passaggi leggermente disuguali che corrispondono a quella che nel mondo occidentale si chiama ottava maggiore: do re mi fa sol la si do, se ascendente - ovvero se porta a una situazione finale più elevata di ciò che si aveva all’inizio, come nel raffinare un’abilità, imparare una lingua, preparare un’ottima cena; o do si la sol fa mi re do, discendente, come nel processo di invecchiamento fisico, di una rosa che appassisce, di una stanza in progressivo disordine.


È l’ottava musicale ad essere un corollario e derivato di questa grande legge, e non il contrario.


Da Do a Do, in un’ottava, si passa da un livello di vibrazioni al suo doppio, o alla sua metà, in sette passaggi. Nel caso di ottava ascendente: do-re; re-mi; mi-fa; fa-sol; sol-la; la-si; e si-do. Il secondo do avrà un livello di vibrazioni esattamente doppio del primo.

Due di questi passaggi (che nella quarta via sono chiamati intervalli), sono più fragili degli altri: questi sono mi-fa e si-do. Nella scala musicale, infatti, si vede bene come questi due passaggi rappresentino un’eccezione, siano formati da un solo semitono e non da due, e siano quindi diversi e ‘dimezzati’ rispetto agli altri. Questo vale sia per le ottave ascendenti che per quelle discendenti.


Un processo completo, un’ottava intera, è cosa rara. Solitamente al primo intervallo l’ottava si spezza e la cosa finisce lì, viene dimenticata. Comincio a studiare l’inglese, poi la motivazione viene a mancare e ‘non trovo il tempo’ per farlo. Oppure si snatura, continua all’apparenza ma è diventata qualcosa di profondamente diverso, come l’amore intenso tipico dell’inizio di un rapporto che diventa abitudine.


Gli intervalli mi-fa e si-do sono gli anelli deboli della catena. È lì che eventi esterni possono portare forze sufficienti a interrompere il processo originario (basta una telefonata per farmi dimenticare il discorso che avevo in mente: stavo per scrivere qualcosa giusto un minuto fa, ma cosa)?


Se lo squillo del telefono avviene all’inizio della mia ottava dello scrivere, diciamo al do iniziale, probabilmente non dimenticherò quello che ho da dire. Ma se avviene al mi-fa, interromperà il processo, facendomi dimenticare l’esempio che avevo in mente, oppure modificandolo in qualcosa di diverso.


Lo squillo del telefono, a sua volta, è la nota di un’altra ottava, di un altro processo. Tutto ciò che si muove, materiale, mentale, spirituale, lo fa attraverso ottave e note di ottave. Il mondo è costituito da un numero pressoché infinito di ottave che si mescolano, si intersecano, si interrompono a vicenda. Così l’ottava della muta di un granchio, che cambia guscio e si trova in un momento di fragilità, incontra l’ottava di crescita di un pesce, che lo incontra e lo mangia. L’ottava meteorologica della pioggia interrompe la mia passeggiata; l’ottava del metabolismo interno del mio corpo mi manda segnali di fame quando sono davanti a quel bar; l’ottava dell’amico che si presenta alla mia porta interrompe quella del libro che stavo leggendo.


Le ottave possono essere visualizzate come linee di azione, come ‘vermi’ che al mi-fa e al si-do curvano o si spezzano. E ognuna di queste linee ‘colpisce’, in modo casuale, le altre che incontra, formando un groviglio di eventi spezzati. Questo groviglio viene chiamato ‘legge dell’accidente’.


A seconda del punto di incontro in cui un’ottava colpisce un altra, si possono avere effetti diversi. Sto scrivendo questo post in quello che per me è mattina presto, e al mi-fa avverto una stanchezza mentale, una mancanza di concentrazione (per via di processi interni, altre ottave). Per questo scrivo con la fida tazzona di caffè al mio fianco: l’ottava del caffè, colpendo quella originaria al mi-fa, fornisce quello che Gurdjieff definì uno shock addizionale, permettendone la continuazione.


Queste ottave che colpiscono un’ottava possono quindi spezzarla, interromperla, deviarla, o aiutarla a proseguire dove da sola si interromperebbe, a seconda di dove colpiscono e di quali ‘note’ si toccano a vicenda. Potete pensare da soli a innumerevoli esempi.

Ieri ho visto su twitter un brevissimo video, ambientato in Asia, che si intitolava ‘back to reality’. (Ho provato a mettere il link qui, ma questa ottava è stata spezzata da altre ottave di natura informatica). Si vedeva un bambino in un pesante stato di immaginazione, quel che si dice ‘incantato’. Un elefante lo ha notato e con la proboscide lo ha innaffiato con una violenta doccia fredda che lo ha riportato, appunto, alla realtà.


Anche il sonno è un’ottava, è fatto di ottave. E altre ottave che vanno a cozzare possono avere un effetto risvegliante. Se sono in immaginazione e cado slogandomi la caviglia, per un momento mi sveglierò. Se la bottiglia di birra mi esplode tra le mani, se la macchina si ferma senza benzina, se mi danno uno schiaffo o un bacio, se scoppia un terribile tuono, se mi vedo allo specchio con la maglietta indossata alla rovescia, se mi rompo un’unghia… queste ottave, gradevoli o sgradevoli, hanno il potere di interrompere l’ottava del sonno. (Anche se siamo abituati a ritornare al sonno in un baleno, attraverso negatività o identificazione, ma questa è un’altra storia).


Gli studenti di una scuola imparano a fare tesoro di questi accidenti. Non posso fare nulla per provocarli,* ma posso fare molto per aumentare la mia sensibilità ad essi. Più si è addormentati, maggiore è il ’tuono’ necessario a risvegliarsi (Ricordo i pomeriggi d’estate da bambino, immerso in un libro e i miei genitori che mi chiamavano, e poi urlavano, e poi dovevano venire a chiudere il libro perché io mi accorgessi di loro, tanto ero immerso nella lettura). Più si è vicini allo stato di veglia, più un evento leggero ha un potere risvegliante. Per un Maggiordomo in azione, basta una foglia che cade, un soffio di vento, il verso di un uccello, impressioni che chi è profondamente addormentato nemmeno avverte.


Ho verificato che spesso uno studente ha i ‘suoi’ shock, eventi ricorrenti a cui è particolarmente sensibile. Da un paio di anni a questa parte, per me sono le scritte sulle magliette, che diventano così significative rispetto a quello che sto pensando, ai dubbi in cui mi dibatto, e così precise e circostanziate, da risultare comiche. Ogni giorno, parecchie volte al giorno, mi basta uscire e incontro scritte che commentano le mie scelte, mi danno suggerimenti, fanno battute su di me - sono così numerose e precise da escludere la legge dell’accidente. Qualcuno le ha messe sulla mia strada. A questo qualcuno dico: grazie per l’incessante aiuto.


*Correzione: posso contribuire a provocarli, attraverso esercizi.

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