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  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 12 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Le cose accadono come accadono a causa di leggi. Alcune di queste leggi sono universali, altre riguardano in modo più ristretto la nostra galassia, il nostro sistema solare, il pianeta, la zona del pianeta in cui siamo nati o ci troviamo, la famiglia in cui siamo venuti a esistere.


Ognuno di noi, in quanto essere vivente, è come un minuscolo frammento di un filo di un tessuto immenso.


Il desiderio che le cose accadano diversamente da come accadono è spesso frutto dell’ignoranza, o clamorosa dimenticanza, dell’esistenza di queste grandi cause. È accaduto perché non poteva che accadere.


Rodney Collin fa l’esempio, piccolo e anche un po’ umoristico, dell’uomo che se la prende per aver beccato una multa per eccesso di velocità. “Perché proprio a me, perché proprio oggi”, ignorando il fatto che negli ultimi vent’anni ha ecceduto il limite qualche migliaio di volte e quindi, anche semplicemente in termini statistici, doveva accadere.

Spesso siamo quell’uomo. Anche conoscendo in parte alcune cause immediate, continuiamo a sperare che l’effetto non dipenda da esse.


Dal pensare che qualcuno, ogni tanto, vincerà pure alla roulette, al sentire che quel qualcuno sono io, stasera, all’indignarsi e sconvolgersi se questo non accade, il passo è breve.


Se mi leggi, esisti: e questa è già una immensurabile roulette vinta.


Non puoi però esistere nei tuoi termini, ma in quelli del contesto in cui vieni a essere.

Sappiamo, poiché non abbiamo conoscenza di eccezioni, che la nostra esistenza avrà una durata limitata. Abbiamo in noi un impulso a sopravvivere e, una volta che sopravviviamo, ad essere il più felici possibile - intendendo questa felicità nei modi più svariati, a seconda di… a seconda di leggi, nuovamente, che hanno portato a definire la nostra costituzione individuale.


Come percepiamo ciò che ci circonda, come ci figuriamo la realtà, come ci muoviamo per ottenere elementi desiderabili e sfuggire a quelli indesiderabili, cosa è desiderabile o indesiderabile, sono tutti elementi definiti da ineluttabili forze esterne.


Chi ha studiato la parte cosmologica della quarta via, sa che, come si espressero Gurdjieff e Ouspensky, “Ci troviamo in un posto brutto dell’universo.” Queste leggi ineluttabili non sono state scritte per noi, a nostro beneficio, ma per il mantenimento di qualcosa di così grande che si fatica a figurarselo; il nostro ruolo è ridicolmente piccolo e accessorio, siamo più simili a pecore pronte per il macello che al Re del Creato.


La speranza è di liberarsi da certe leggi, sottoponendosi ad altre. Un po’ come fa uno che è scontento del tipo di vita che il proprio paese offre e si sposta in un altro stato, con altre leggi, condizioni e opportunità.


Da persona che nella propria vita si è trasferita da uno stato a un altro, da un continente a un altro, sono consapevole che il più delle volte, ci si lascia dietro un grande numero di oggetti perduti. Mobili, quadri, libri, utensili che quando è andata bene si sono potuti regalare; altre volte sono stati semplicemente abbandonati. Per passare da uno stato a un altro, dall’immaginazione alla presenza, dalle leggi che governano la prima a quelle che governano la seconda, occorre abbandonare molto bagaglio. È così che siamo trattenuti nello stato di sonno, con l’attaccamento.


“Chi me lo fa fare?” “Perché dovrei”? Questa è davvero una domanda che ci vede soli, una decisione tutta nostra.

(Anche questa decisione viene da leggi più forti di noi, da cause iniziate da prima della nostra nascita, ma questa è un’altra storia).


Una volta lasciato il bagaglio, però, si entra in un gruppo di leggi molto diverse; e che diversi individui nel corso della storia dell’umanità, hanno trovato decisamente migliori.

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