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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

Note sulla caratteristica principale

C’è una storia molto nota su Gurdjieff, che anche in questa pagina è stata riportata in passato, in cui si racconta che portò uno dei suoi studenti nel negozio dove lui stesso in quel periodo vendeva tappeti.

Entrò una signora piuttosto agguerrita che chiedeva sconti enormi su tutto.

“Questo tappeto vale almeno quattromila rubli” (sto inventando numeri per semplicità narrativa).

“Sciocchezze! Ne pago al massimo mille.”

“Allora le faccio vedere quest’altro, delle stesse dimensioni, che costa mille…”

“Ma non scherziamo! Per quest’altro gliene dò al massimo duecento.”

Continuò così per un po', finché Gurdjieff mostrò un magnifico tappeto, e ne disse il prezzo: “Per questa meraviglia, solo diecimila rubli.”

“Quattromila, o non se ne parla.”

A quel punto Gurdjieff, dopo aver sussurrato al suo studente: “Stai attento adesso”, con un sorriso le disse: “Quattromila? Benissimo signora, per quattromila le faccio un’offerta che non potrà rifiutare. Lei mi dà quattromila rubli ora e io le cedo tutti i tappeti del negozio.”

Lo studente rimase con il fiato sospeso. Si rendeva conto che il valore dei tappeti del negozio era centinaia di volte superiore a quello offerto.

La signora ebbe in effetti un istante di sbalordimento, ma poi disse: “Duemila!” e così perse l’occasione, davanti a Gurdjieff che scuoteva la testa con una espressione divertita di finto rimpianto.

Per Gurdjieff era stato facile, osservandola, vedere che lei era prigioniera di quel tratto e non avrebbe potuto fare a meno di mercanteggiare nemmeno se questo significasse perdere un’opportunità unica.

In barba all’idea di libero arbitrio, la signora era costretta a mercanteggiare. Ne era costretta a causa della caratteristica principale.

Se non conoscete l’idea di caratteristica principale, il consiglio ancora una volta è di andare a ricercare il termine nel campo di ricerca di questa pagina e, come sempre, troverete materiale in abbondanza.

Vorrei usare questa storia per elencare alcune note relative all’idea di caratteristica principale - alcune delle quali, credo, spesso non vengono considerate.

- Tutti abbiamo una caratteristica principale (e due, tre o quattro secondarie).

- È estremamente difficile, quasi impossibile, riuscire a vedere la propria caratteristica principale (mentre in certe circostanze può essere straordinariamente facile vedere quella di un altro, o per un altro vedere la nostra).

- La caratteristica principale è sempre una debolezza, mai una forza. La nostra falsa personalità, per giustificarla, la trasformerà ai nostri occhi in una forza. Non è raro vedere le persone vantarsi del proprio difetto principale, in quanto è il modo migliore per non vederlo per quello che è, una costrizione che ci rende prigionieri. È facile immaginare la signora del racconto vantarsi della propria capacità di negoziazione. Possiamo definire la caratteristica come una forma di squilibrio mentale, da cui nessuno è immune.

- La caratteristica principale è il nostro tratto distintivo - è attorno a questo che tutta la nostra psicologia ruota. È la caratteristica (assieme ad altri elementi della nostra essenza come ad esempio il centro di gravità, o ad altri tratti in personalità) a prendere decisioni, a 'scegliere' come muoversi nei momenti importanti della nostra vita. È essa a decidere in grande misura che lavoro facciamo, come lo facciamo, dove abitiamo, chi abbiamo sposato o non sposato, le nostre inclinazioni politiche e culturali, il nostro modo di vestire, le nostre regole morali e via dicendo.

- La caratteristica principale presuppone una nostra totale identificazione con essa. Ci è invisibile, perché siamo talmente identificati che non potremmo nemmeno immaginare la sua assenza.

- Quando siamo frustrati con qualcuno e pensiamo: “Ma come è possibile che non riesca a vedere questo?” Allora ci sono in ballo le caratteristiche principali. Forse la sua - e certamente la nostra.

- La falsa personalità darà rilievo ad alcune parti - ad esempio di questo post - e sarà cieca ad altre parti.

- Anche se una persona viene a conoscere la sua caratteristica principale (tipicamente questo avviene perché ci viene rivelato, da un maestro, o da uno studente più esperto, o attraverso anni di osservazione in un ambito di scuola) questo non la eliminerà. Lavorare con la caratteristica principale è un lavoro che non smette mai per tutta la vita.

- Anche lavorando sulla caratteristica principale, se questa è in essenza, non potrà mai scomparire - sarebbe come credere di poter cambiare il colore dei propri occhi. Quello che può accadere è che, acquisito un ‘centro di gravità permanente’, sia esso a fare le scelte e non la caratteristica. In altre parole, giungeremo a non credere agli ‘io’ generati dalla caratteristica, anche se ci sembreranno sempre tremendamente reali, giustificati e necessari. A un livello ancora più avanzato, un ‘Padrone’ in noi (la consapevolezza) potrà apprendere a usare la caratteristica, invece che sia questa a comandarci. Ma è un livello lontano, meglio non indugiare troppo su questa idea.

- L’idea di caratteristica principale presuppone che ogni persona abbia anche caratteristiche secondarie, in essenza o in personalità. Può quindi accadere di essere temporaneamente liberi da essa - soltanto perché si è ricaduti in un’altra. Se, ad esempio, la mia caratteristica principale è avidità e rinuncio a mangiare tutti i pasticcini del vassoio per impressionare favorevolmente una ragazza che mi piace, non mi sono liberato dell’avidità, ma sono caduto nella vanità.

- Nella maggioranza dei casi, la caratteristica principale è in essenza. (Non sono sicuro se sia possibile una caratteristica principale in personalità. Ogni tanto mi sembra di sì. Se lo è, si tratta di un evento non comune). Mentre le caratteristiche secondarie possono essere in essenza o in personalità, ovvero avere le radici in una tendenza innata o appresa. Questo significa che quando, col lavoro di scuola, si accede allo stato di essenza e si spende più tempo in essa, questo stato può rendere la caratteristica più evidente, frequente, visibile e, almeno in apparenza, più forte. Le tendenze innate dell’essenza non sono di per sé caratteristica principale; una di queste tendenze diventerà caratteristica principale quando la falsa personalità se ne impadronirà, la eleggerà a centro della propria vita, del proprio modo di vedere e decidere - ne farà la propria identità.

- Nel sonno del secondo stato non possediamo un'identità. Utilizziamo quindi una identità artificiale, che è la falsa personalità, che al suo cuore ha la caratteristica principale. L’unico modo per uscire da questa situazione è acquisire una identità reale, che può solo trovarsi nei centri superiori, nella presenza.

- Le caratteristiche in essenza sono dovute al tipo di corpo (altra idea da ricercare qui, se non la conoscete: potete digitare ‘tipi umani’). Questo, a sua volta, è dovuto alle influenze planetarie. Ecco un altro significato dell’affermazione che siamo marionette mosse da forze esterne. Non si può comprendere cosa è l’uomo, cosa sia ciò che il sistema chiama la nostra macchina, senza studiare e riflettere su questo argomento.

- La caratteristica principale porta a una visione del mondo che ruota intorno ad essa. Secondo la mia caratteristica principale, tenderò a vedere come ‘malvagie’, ‘senza speranza’, ‘incapaci’, persone che hanno altre specifiche caratteristiche. La causa principale di litigi, vedute inconciliabili, incomprensioni profonde deriva dal contrasto di caratteristiche e dalla impossibilità di una caratteristica di porsi dal punto di vista di un’altra inconciliabile. Questo avviene perché la caratteristica si basa su dei ‘punti ciechi’, delle aree che respingiamo, che abbiamo necessità di non vedere affinché questa costruzione stia in piedi.

- Quando si scopre la propria caratteristica, di solito si prova un certo orrore. Questo a sua volta porta al desiderio - irrazionale - di disfarsi una volta per tutte della propria caratteristica, il che è impossibile se essa si trova in essenza. Può essere possibile, dopo un lavoro di molti decenni, liberarsi di una caratteristica se questa è in personalità: ciò che è acquisito può anche essere lasciato cadere. Fermo restando che eliminata quella caratteristica non saremo liberi, se ne affaccerà immediatamente un’altra. Ma se una caratteristica è in essenza, farà sentire la propria voce finché viviamo, sarà parte della forza contraria necessaria all’evoluzione spirituale.

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