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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

Ouspensky sulle basi del lavoro

O. Voglio ricordarvi in modo particolare l’idea delle emozioni negative e dello stato di emozione negativa. Questo in realtà è il secondo punto importante del sistema. Ci sono due punti molto importanti: il primo riguarda la consapevolezza, e il secondo riguarda le emozioni negative.

Se ricordate ciò che si è detto all’inizio riguardo alla consapevolezza e all’assenza di consapevolezza, voi tutti, osservando le funzioni, dovete aver capito una cosa. Dovete aver capito che, ordinariamente, in qualsiasi cosa che facciamo, pensiamo o sentiamo, non ci ricordiamo di noi stessi. Non ci rendiamo conto di essere presenti, di essere consapevoli, di essere qui.

Ma allo stesso tempo dovete già sapere e dovete aver già capito che se compiamo sforzi sufficienti per un tempo abbastanza lungo, possiamo aumentare la capacità di ricordarci di noi. Cominciamo a ricordare noi stessi più spesso, cominciamo a ricordare noi stessi più profondamente, cominciamo a ricordare noi stessi in rapporto con più idee: l’idea della consapevolezza, l’idea del lavoro, l’idea dei centri, l’idea dello studio di sé, l’idea delle scuole.

Ma il problema è come ricordare se stessi, come rendersi più consapevoli. Se riprendete l’idea delle emozioni negative, troverete che esse costituiscono il principale ostacolo al ricordo di noi stessi. Pertanto le due cose sono interdipendenti: non si può combattere contro le emozioni negative se non ci si ricorda maggiormente di se stessi, e non ci si può ricordare maggiormente di se stessi se non si combatte contro le emozioni negative. Se vi ricorderete di queste due cose, tutto vi sarà assai più comprensibile. Cercate dunque di rammentare queste due idee, che sono collegate. Ora, per quanto riguarda la lotta contro le emozioni negative, innanzitutto è necessario comprendere che non esiste nessuna emozione negativa che sia utile, che abbia una qualsiasi utilità. Le emozioni negative sono tutte egualmente nocive e sono tutte segno di debolezza. In seguito dovete capire che è possibile combatterle, che possono essere vinte ed eliminate, perché non sono dotate di alcun centro reale. Se lo avessero, non ci sarebbe alcuna possibilità; saremmo costretti a rimanere per sempre in balìa delle emozioni negative. Ma fortunatamente esse non hanno alcun centro reale. Ciò che opera è un centro artificiale che può essere distrutto e disperso, e ci sentiremo assai meglio quando non ci sarà più. Ma è già molto riuscire a capire questa possibilità; abbiamo così tante convinzioni, così tanti pregiudizi e persino principi riguardo alle emozioni negative, che è difficilissimo sbarazzarsi dell’idea che esse siano necessarie e inevitabile. Finché crediamo che sono necessarie, inevitabili, o addirittura utili per poterci esprimere e molte altre cose, non possiamo far nulla. È necessaria una certa lotta mentale per rendersi conto che le emozioni negative sono del tutto inutili, non hanno alcuna funzione positiva e che tuttavia, nello stesso tempo, tutta la nostra vita è basata su di esse. Nessuno lo capisce.

D. A me sembra che certe circostanze ci costringano di fatto ad avere emozioni negative.

O. Credere che le emozioni negative siano prodotte dalle circostanze è una delle nostre più forti illusioni. Tutte le emozioni negative sono in noi, dentro di noi… Pensiamo sempre che delle nostre emozioni negative siano responsabili gli altri, o le circostanze. Pensiamo sempre così. E questa è la nostra principale illusione. Le nostre emozioni negative sono dentro di noi e noi stessi ne siamo la causa. Non esiste assolutamente nessuna ragione inevitabile per cui un atto di qualcuno o certe circostanze debbano procurarmi un’emozione negativa. È solo una mia debolezza.

D. Allora, quando muore il nostro migliore amico, dovremmo conservare il buon umore?

O. La morte di un amico o un qualsiasi dolore non sono emozioni negative, sono sofferenza. La sofferenza può produrre un’emozione negativa solo se vi identificate con essa. La sofferenza può essere reale, le emozioni negative non sono reali. A ogni modo, la sofferenza occupa una parte molto limitata della nostra vita, mentre le emozioni negative ne occupano la maggior parte, si impossessano di tutta la nostra vita. E sapete perché? Perché le giustifichiamo. Pensiamo che siano prodotte da qualche causa esterna. Quando sappiamo che non possono essere prodotte da cause esterne, la maggior parte di esse scompare. Questa è la prima condizione: dobbiamo capire che non possono essere prodotte da cause esterne, se vogliamo liberarcene. In genere esistono perché le accettiamo, le giustifichiamo, attribuendole a cause esterne; e così non le contrastiamo. Ecco che cosa è importante capire.

D. Per quale motivo ci preoccupiamo così tanto di conservare le emozioni negative?

O. L’abitudine: ci siamo abituati alla loro presenza e non possiamo più farne a meno. Che farebbero tante persone se venissero a mancare le emozioni negative?

D. Non è forse la nostra immaginazione che fa peggiorare le emozioni negative?

O. Esse non possono esistere senza immaginazione. Il dolore della sofferenza di per sé non è un’emozione negativa, ma lo diventa quando subentrano l’immaginazione e l’identificazione. La sofferenza emotiva, come il dolore fisico, in sé non è un’emozione negativa, ma lo diventa quando cominciate a ricamarci sopra.

D. Per lottare contro le emozioni negative dobbiamo osservare di più e sforzarci di vincere la forte identificazione con l’emozione?

O. Sì. Parleremo in un secondo tempo dei metodi per contrastare le emozioni, perché ci sono molti metodi, e ben precisi, ciascuno corrispondente a una diversa emozione. Prima di tutto dovete combattere l’immaginazione negativa e l’identificazione. Ciò è sufficiente a eliminare molte delle abituali emozioni negative, o comunque a ridurle considerevolmente. Dovete incominciare così, perché si può cominciare a far uso di metodi più efficaci nei confronti delle emozioni negative soltanto quando si è già capaci, entro un certo limite, di lottare contro l’identificazione e si è già fatta cessare ogni immaginazione negativa. Questa deve essere totalmente eliminata. Finché ciò non è avvenuto, è inutile studiare altri metodi. Voi potete fermare l’immaginazione negativa; e lo studio del processo di identificazione potrà già contribuire a limitarla. Ma la vera lotta contro le emozioni negative comincia più tardi, ed è basata innanzitutto sulla esatta comprensione di come vengono a crearsi, di cosa c’è dietro di loro, di quanto siano inutili e di quanto si perda per il piacere di abbandonarsi alle emozioni negative. Quando vi renderete conto di quanto perdete, forse troverete l’energia sufficiente per fare qualcosa al riguardo.

(da 'Un Nuovo Documento', Astrolabio, 1986)

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