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Punti di vista

  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 12 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

I quattro centri inferiori di cui la natura ci ha dotato: istintivo, motorio, intellettuale ed emozionale - aggiungiamo per una volta anche il quinto, il centro sessuale - sono gli strumenti di cui ci possiamo valere per percepire ed interpretare la realtà.


Non abbiamo altro. E, di solito, non utilizziamo nemmeno quello che abbiamo. In ciascuno di noi, almeno uno di questi centri è ineducato, atrofizzato. E un altro, si trova ad essere quello che utilizziamo di preferenza, incuranti del fatto che di volta in volta sarebbe meglio un altro strumento. Utilizzare sempre e solo il centro intellettuale per esempio, o quello istintivo, e così via, equivale a provare a usare un cavatappi per sturare una bottiglia, poi per contenere il vino, infine per pulire il tavolo, e poi per accendere il televisore. Non è lo strumento adatto, ma è proprio così che agiamo.


Infine, come ricordava Gurdjieff, pensare con un centro è allucinazione, con due centri, semi-allucinazione, soltanto con tre centri assieme si ha una percezione della realtà. (Qui i centri nominati sono soltanto tre, perché il centro istintivo e quello motorio sono considerati insieme).


Come mai solitamente utilizziamo un solo centro invece di tre?


Per due motivi: cattive abitudini, e identificazione. Possiamo anche dire che abbiamo creato le nostre cattive abitudini nel passato in uno stato di identificazione, ed ora queste abitudini ci mantengono in questo stato.


La conseguenza, come Gurdjieff ha rimarcato, è percepire il mondo in modo allucinato - o anche, come si espresse altrove, in modo rovesciato. (Attenzione: nemmeno questa parola, rovesciato, è casuale, o da intendersi in maniera iperbolica o superficiale).


Un esempio per tutti: già dire che noi utilizziamo questi centri, che noi siamo identificati, è una bugia. Questo noi non esiste. In realtà in uno stato di identificazione non c’è un’identità, a meno che non vogliamo chiamare identità quei piccoli lampi di percezione o desiderio che si accendono senza che qualcuno lo richieda e durano una manciata di secondi, o si mantengono a causa di un elemento esterno che attrae.


Tutti gli scambi che abbiamo tra di noi quando siamo in questo livello dove un solo centro produce in automatico un io, e lo propone in una conversazione, sono inconsistenti e producono incomprensione e conflitto (tra una persona e l’altra, e anche all’interno di una sola persona, è una legge e non si applica in un solo ambito).


Se c’è un serio lavoro di scuola, come abbiamo ripetuto spesso, c’è la possibilità che questi scambi, sia interni che tra individui, provengano da una forza nuova, la coesione degli io che desiderano il risveglio, chiamata il Maggiordomo.


Il maggiordomo è un lottatore paradossale che, pur essendo esso stesso meccanico, lotta per il risveglio, per la cessazione della meccanicità, per la sua propria morte. Proprio stamattina, prima di cominciare a scrivere questo post, ho ricevuto una citazione da Epitteto, che proviene dal maggiordomo: “Non desiderare che le cose siano più facili; desidera di essere tu più forte.”


Il Noi appare in esistenza dopo la morte del maggiordomo. Il sistema di quarta via etichetta questo noi come ‘I Centri Superiori’. Lì, c’è identità. C’è qualcuno che può, ad esempio, scegliere quale centro e quale parte di centro utilizzare ora: il cavatappi per aprire la bottiglia, il bicchiere per contenere il vino, lo straccio per pulire il tavolo. E utilizzarli, tutti insieme, per percepire la realtà e gustare il momento presente. E non è poco.

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