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Realizzare il sonno

  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 24 set 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto: "Non vi è niente di nuovo nell'idea del sonno. Fin dalla creazione del mondo, è stato detto agli uomini che essi erano addormentati e che dovevano svegliarsi. Per esempio, quante volte leggiamo nei Vangeli: 'Svegliatevi', Vegliate', 'non dormite'. I discepoli del Cristo, persino nel Giardino di Getsemani, mentre il loro Maestro pregava per l'ultima volta, dormivano. Questo dice tutto. Ma gli uomini lo comprendono? Essi considerano ciò una figura retorica, una metafora. Non vedono affatto che deve essere preso alla lettera. E di nuovo è facile capire perché. Per prenderlo alla lettera occorrerebbe svegliarsi un po', o per lo meno tentare di svegliarsi.

Fintanto che un uomo è in un sonno profondo, interamente sommerso dai suoi sogni, non può neppure pensare di essere addormentato. Se potesse pensare di essere addormentato, si sveglierebbe."


In generale per avere un'idea della portata del nostro sonno, a parte le sbadataggini più evidenti del dimenticare le chiavi o cercare gli occhiali che sono sulla propria testa, è sufficiente prendere qualcuno dei tantissimi momenti 'insignificanti' che costituiscono il 99% della nostra giornata per vedere che passano inosservati, senza nessuna attenzione. La lista sarebbe infinita: il sedersi o l'alzarsi, l'afferrare un bicchiere o una tazzina, il premere 'invio' di un messaggio su whatsapp, l'aprire il rubinetto dell'acqua, il girare la chiave per l'accensione della macchina, accendere il computer, lavarsi le mani, inforcare gli occhiali, legarsi le scarpe, abbottonarsi la camicia, grattarsi la testa, passare sotto quel ponte ogni volta che vado al lavoro, appoggiare il coltello o la forchetta sul piatto, l'accendere e spegnere la luce o la TV, l'allungare la mano per ricevere il resto dalla signora della bottega...


Ci si potrebbe chiedere perché dobbiamo sforzarci di essere presenti a cose che accadrebbero comunque, con poca o nessuna differenza esteriore rispetto al farle portando più di noi stessi in esse. Questa è una buona domanda, che riporta a quella più generale: 'Perché devo essere presente? Che cosa ne guadagno?'


La risposta è apparentemente semplice: essendo presenti si guadagna l'essere presenti. Viviamo di più, con più centri, i colori, i suoni e i dettagli sono più vividi, le impressioni penetrano più profondamente il nostro centro emozionale, siamo meno immaginazione, e quindi meno identificati, e più capaci di comprendere e accettare ciò che accade.


La presenza è un differente livello di partecipazione alla realtà, e può essere apprezzata solo nella misura in cui si verifica la nostra condizione: che normalmente viviamo in uno stato ipnotico in cui non solo non si è consapevoli di ciò che si fa, ma viviamo anche nella più completa immaginazione riguardo a ciò che siamo e a tutto quello che accade.

Da questo punto di vista il presente non è solo un fine in se stesso; è una porta che apre "vedute sul mondo reale" per dirla con un titolo di un libro di Gurdjieff. Da lì è possibile fare un altro tipo di lavoro, approfondendo l'esperienza dei centri superiori consapevoli di se stessi.


Nel mio lavoro cerco di avere sempre un esercizio legato a un momento che la macchina considera poco rilevante. In questi giorni provo a essere presente quando apro o chiudo una porta, cercando di afferrare intenzionalmente la maniglia, non spingendola con noncuranza, dividendo la mia attenzione e provando a portare una sensazione emozionale di me che faccio quel gesto.


Alla falsa personalità questo sembra una cosa da poco, immaginando un percorso di risveglio come fatto di sforzi grandi e visibili. Ma se non sono presente in un momento così ordinario, che cosa accade nel resto della mia vita? E in quella delle altre persone, anch'esse inconsapevoli? Alle volte mi sembra scioccante come le cose del mondo, dalle più piccole come prepararsi un caffè, o guidare una macchina, alle decisioni e azioni dei governi, possano funzionare quando sono compiute da persone inconsapevoli di sé stesse. Davvero viviamo in un mondo di automi. Davvero tutto accade.


Ouspensky lo descrisse in Frammenti: "Due o tre giorni dopo la partenza di G., stavo camminando per via Troitsky; e improvvisamente vidi che l'uomo che veniva nella mia direzione era addormentato. Non poteva esserci il minimo dubbio. Benché i suoi occhi fossero aperti, camminava palesemente immerso in sogni che correvano come nubi sul suo viso. Mi venne in mente che se avessi potuto guardarlo abbastanza a lungo, avrei visto i suoi sogni, ossia avrei compreso ciò che stava vedendo nei suoi sogni. Ma egli

passò oltre. Dopo di lui ne venne un altro, anch'egli addormentato. Un cocchiere addormentato passò con due clienti addormentati. All'improvviso mi vidi nella situazione del principe della 'Bella addormentata nel bosco'."


Come ogni cosa, anche questo soggetto può essere recepito dalla parte di noi che si oppone al risveglio, che reagirà con respingenti (minimizzando o giustificando) o rassegnandosi a una condizione senza via di uscita.


L'altra possibilità è recepita dal nostro 're di cuori', che al contrario comprende che la realizzazione del nostro sonno è l'inizio del risveglio, e che con aiuto - molto aiuto - e per lungo tempo - è possibile scappare dalla prigione.


Il mio maestro ha detto una volta: "Without presence, anything can happen; with presence, everything is happening".

(Senza presenza può accadere di tutto; con la presenza, tutto accade.)

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