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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

Sottrazione

Recentemente mi è capitato di sentire il mio maestro dire che il lavoro su di sé consiste non nell’aggiungere (informazioni, idee, azioni, capacità), ma nel sottrarre: eliminare gradatamente dalla nostra vita tutto ciò che non è presenza. Ha fatto l’esempio di ciò che gli era appena successo, che la porta per accedere a quella stanza era chiusa a chiave dall’esterno e invece di manifestare disappunto, ha immediatamente sussurrato: “Terzo stato”: ovvero, sostituisci a qualsiasi io di disappunto il terzo stato.

Ultimamente mi trovo a passare delle notti che sono più agitate delle mie giornate. I miei sogni assumono spesso un aspetto angosciante, pieno di problemi che non si riescono a risolvere. Ad esempio, potrei avere un disperato bisogno di fare una telefonata, questione di vita o di morte, ma i tasti sullo schermo sono troppo piccoli, le mie dita troppo grandi, il display funziona male, il telefono si scarica, forse il numero da comporre che ricordo non è esatto, e così via. La situazione peggiora sempre e non si risolve mai.

A un certo punto accade che mi sveglio, passo dal primo stato al secondo. E lì, in quegli istanti di passaggio da uno stato a un altro, succede una cosa straordinaria: la telefonata non è più necessaria. Ora sono ‘sveglio’, non c’è più bisogno di fare quella chiamata, nessuno morirà perché non la faccio (non ce n’è stato mai bisogno, erano gli io, le illusioni del primo stato che mi facevano credere così).

La soluzione dei problemi del primo stato non si trova nel primo stato, ma nel secondo.

Similmente, la soluzione dei problemi del secondo stato, si trova nel terzo.

Proprio ieri una persona che ha chiesto di partecipare a una delle nostre conferenze ha scritto nello spazio riservato alle domande: “Come eliminare le emozioni negative?”

Istantaneamente ho sentito la difficoltà che avrei avuto a spiegare a quella persona senza essere frainteso che le emozioni negative non si eliminano - nel senso di raggiungere uno stato indifferente in cui niente più ci tocca.

Il lavoro con le emozioni negative è un processo lunghissimo. Si comincia col non esprimerle, e già il cominciare ad avere qualche successo in questo richiede tanto tempo. Riuscendoci, si comincerà a vedere che tutte le emozioni negative che abbiamo non sono reali. Si comincerà a vedere qualcosa di più sulla natura della sofferenza -che di fronte a episodi piuttosto rari di sofferenza reale, come la morte di un amico, ce ne sono tantissimi, molto comuni, di sofferenza immaginaria, che dipende semplicemente dall’atteggiamento che assumiamo di fronte a una situazione, dipende solamente dagli io.

“Perché vuole più bene a lui che a me?” “Non mi dà abbastanza attenzioni.” “Ho dimenticato di comprare il pane e ora i negozi sono chiusi.” “Coi soldi che guadagno non potrò mai permettermi quel viaggio.” “Guarda quante cose riuscivo a fare da giovane e adesso il corpo non regge più.” “Ah, se fossi più alto, più bello.” “Possibile che non abbia il coraggio di dirglielo?” “Chi diavolo ha chiuso questa porta a chiave chiudendomi fuori?”

Questi sono gli io da sottrarre alla nostra vita.

La soluzione di tutti questi problemi, che sono problemi solo all’interno della nostra mente, non sta in eventi esterni ma in cambio di atteggiamento - anzi, di stato: dal secondo al terzo. Queste piccole emozioni negative sono eliminabili: ma non nel senso che uno si aspetterebbe prima di cominciare un lavoro pratico. Non si eliminano da sé, si elimina il permesso che noi concediamo a loro di esprimersi. Qualcosa si crea in noi, un Padrone, che non consente a questi io di esistere.

La differenza è importante, poiché indica che il disappunto iniziale per aver trovato la porta chiusa a chiave tenterà sempre di presentarsi: la differenza la farà la nostra velocità nel riuscire a sbarazzarcene e sostituirlo con le parole del mio maestro: “Terzo stato.” In questo modo è proprio l’energia negativa del disappunto a fornire il carburante necessario per la presenza (mentre la nostra macchina sarebbe ansiosa di sprecare questo prezioso carburante in ‘io’ che possono durare tutto il giorno: “Ma guarda se devono lasciarmi qui al freddo, chi diavolo può essere così stupido da chiudermi fuori, lo sapevano che dovevo entrare adesso…”)

Gli io del secondo stato, positivi o negativi, importanti o marginali, profondi o frivoli, si rivelano quasi tutti, a una osservazione imparziale, come dannosi per lo stato di presenza. Sono meccanici, quindi portano la nostra attenzione all’aspetto meccanico dell’esistenza, distraendoci da quello reale. Anche quelli travestiti da io virtuosi. Non è l’argomento di un io che ne determina il valore, ma lo stato che lo accompagna. Assaporare un gelato in presenza è ben più importante, e difficile, che non salvare il mondo nel sonno.

“Se foste veramente spirituali”, leggiamo spesso a commento dei nostri annunci, non fareste questo, non direste quello. Non vendereste i vostri libri su Amazon. Non chiedereste il Green Pass per assistere agli eventi. Non accettereste di mangiare carne. E così via. Il lavoro comincia quando ci rendiamo conto che qualsiasi nostra opinione rispetto a soggetti simili è irrilevante, appartiene al branco degli irreali ‘io’ del secondo stato da cui ci dobbiamo liberare per svegliarci.

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