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  • Immagine del redattoreIl Ricordo di Sé

una luce nella vecchia fabbrica

Ouspensky paragonò la consapevolezza a una lampadina accesa.

Normalmente, la ‘macchina’ (più precisamente la fabbrica, in quanto ogni centro è una macchina a se stante), ha sviluppato automatismi tali da poter funzionare al buio.

Accendendo la luce, pur non cambiando nulla, cambia tutto.

Vediamo.

Vediamo intanto le parti in azione.

Vedendo l’insieme, non abbiamo più una visione immaginaria di come funziona, ma sappiamo con precisione cosa avviene.

Possiamo pensare a dei miglioramenti, ora che abbiamo compreso le relazioni tra le parti e le complesse interazioni.

La luce della consapevolezza, anche se non vogliamo cambiare nulla, modifica di fatto tutte le funzioni. Equilibra i centri. Elimina le tensioni, il lavoro inutile.

Elimina la complicazione, lo scendere nei dettagli, la sensazione di essere così complicati che non se ne verrà mai a capo.

Ciò che ci sembrava irraggiungibile, è raggiunto di colpo. E nemmeno come scopo primario, ma come semplice effetto collaterale.

“Ora vediamo come in uno specchio, nell’oscurità; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.”

San Paolo

Da ‘ora’ a ‘allora’ non ci separa un’intera vita; ma il semplice click di un interruttore.

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