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Vassene 'l tempo e l'uom non se n'avvede

  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 12 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

La frase del titolo è attribuita a Dante. Quante volte a ciascuno di noi sarà capitato di pensare o pronunciare qualcosa del genere.


Sto lavorando intensamente a un progetto di ristrutturazione, che per sua natura ha un carattere di urgenza. Mi sveglio con la sensazione che sia già tardi, mi occupo di qualche aspetto sapendo che altri, anch’essi necessari, saranno trascurati; smetto la sera di lavorarci esausto, con il sapore che, forse, se avessi più energia, magari un altro paio d’ore potrei mettercele… Stanco e frustrato - penso sia una sensazione comune a molti.


Mi trovo anche in un posto dal paesaggio naturale estremamente bello. Ieri sera, al tramonto, mi sono concesso una birra davanti al sole che piano piano scompariva dietro una collina, sotto un cielo spettacolare. In quel momento di calma, mi sono reso conto di quanto raramente, in quest’ultimo periodo, mi sia concesso il lusso di guardare le nuvole, le piante, il paesaggio.


Ci sono sempre scuse buone per l’attività, per l’urgenza. Ma il tempo, appunto va, inesorabilmente.


Eppure, trovare il tempo per un tramonto, per una nuvola, è una necessità e un dovere.


“Si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.”

Seneca


Recentemente ho lavorato a un incontro nella mia scuola sul soggetto del tempo. Ho raccolto alcune citazioni. Sono partito dalla frase di un altro uomo conscio toscano, Leonardo.


"Il tempo dura abbastanza per chi lo sa usare."


Il rapporto di Leonardo col tempo era (come del resto ogni aspetto della sua vita) molto particolare. Quest’uomo straordinario aveva inventato per se stesso una routine in cui, invece delle classiche sette o otto ore di sonno nella notte, dormiva mezz’ora ogni tre ore - ricavando così molte più ore di veglia nell’arco delle ventiquattro ore.


Era anche capace di contemplare per ore - con disappunto dei committenti delle sue opere, che a volte lo vedevano immobile per un’intera giornata, a fissare un affresco in lavorazione, senza comprendere che quello era lavoro del più alto ordine.


Ho verificato che, a volte, buttarsi a capofitto in un’impresa che ci impegna al massimo può essere un respingente per evitarci di renderci conto di qualcosa; oppure una forma di pigrizia, poiché non abbiamo intenzione di scomodare le parti più intelligenti del nostro essere, preferiamo far sudare quelle più elementari.


È probabilmente durante uno di questi momenti di contemplazione che Leonardo scrisse questa famosa e poetica analogia:

"L'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente."


Il presente è il bordo di una lama, un limite; una frequenza in cui sintonizzarsi e da cui si può scivolare in una direzione o in un’altra - ed è fondamentalmente inafferrabile dalla mente. Ho già avuto modo di ricordare la leggenda della morte di Omero, nella quale lui chiese a dei pescatori in una spiaggia: “Cosa avete pescato?”, e questi risposero con un enigma: “Ciò che abbiamo preso non lo portiamo, ciò che non abbiamo preso lo portiamo”, riferendosi alle pulci, ma anche alla natura inafferrabile del momento presente.


Non riuscendo a interpretare l’enigma, Omero, secondo questa leggenda, ne morì.

“Il tempo è troppo lento per chi aspetta, troppo veloce per chi ha paura, troppo lungo per chi soffre, troppo breve per chi gioisce... ma, per chi ama, il tempo è eterno."


Qui è Shakespeare a parlare. *Nota: mi dicono che l'attribuzione a Shakespeare non è autentica - la lascio e me ne scuso - , rivelando che all’interno di questo bordo sottilissimo si può trovare uno spazio immenso, un mondo nuovo da abitare.


Questo spazio appartiene a ciò che nella quarta via viene chiamato i Centri Superiori, l’anima. L’anima abita lo spazio eterno del momento presente, dove però ammira lo spettacolo di ciò che avviene nel tempo materiale, ciò che il corpo, la mente, i sentimenti, fanno affiorare col loro movimento incessante.


L’anima è una nobildonna che si specchia, e nello specchio lo spettacolo dell’acqua che scorre, del trascorrere delle effimere cose naturali e umane.


“L'Eternità è innamorata delle opere del tempo.”

William Blake


Per questo post stavo cercando un’immagine che a me piace molto, un rilievo funerario in cui un’ancella porge lo specchio a una donna. Ho trovato invece quest’altra raffigurazione, dalla Villa dei Misteri a Pompei. Qui forse ciò che sta accadendo è qualcosa di diverso. Forse il nascere di uno stato di identificazione, il momento in cui si perde la Presenza, ci si lascia distrarre da qualche occupazione perdendo il senso miracoloso di “Io sono qui.”

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